La Luna tra poesia e scienza
Daniele Negro,
Gruppo Astrofili Pordenonesi
Che fai tu Luna, in ciel?
dimmi, che fai, silenzïosa Luna?
G. Leopardi

La Luna, l’astro per eccellenza, delle religioni
primitive, assieme al Sole, ha ispirato le frasi più belle tra poeti e santi,
un miscuglio di romanticismo e di sacralità, per il semplice sguardo di questi
corpi misteriosi. Con il passare dei secoli, lentamente si acquisiva una certa
consapevolezza degli eventi celesti e più aumentava il grado di conoscenza, più
ci si allontanava dal romanticismo. La Luna come dono di Dio per rischiarare le
notti buie perse il suo significato e subentrò l’aspetto scientifico, come
corpo planetario alla stessa stregua della Terra e degli altri pianeti che
girano attorno al Sole.
Lo sbarco dell’uomo sulla Luna è stato salutato
come una delle più grandi conquiste dell’intelletto. 500000 scienziati e
tecnici anno lavorato al progetto Apollo, ma dietro le quinte si sono sfidati
nel corso di 3000 anni di storia le più geniali menti del genere umano. A
ritroso dalla notte dei tempi, filosofi, religiosi e scienziati si sono
interrogati sui principi che regolano l’universo, allo scopo di carpire i più
intimi segreti delle leggi della natura e l’ossessionante ricerca del pensiero
di Dio.
LA LUNA NELLA MITOLOGIA
Dopo
il Sole, la Luna è il corpo celeste che appare con maggior evidenza ad una
semplice osservazione del cielo. Si comprende pertanto come essa, fin
dall’antichità, abbia stimolato l’interesse e la fantasia dell’uomo. La Luna,
appare frequentemente nelle rappresentazioni di molte antiche popolazioni: la
sua misteriosa luminosità e la mutevolezza del suo aspetto hanno da sempre
spinto gli uomini ad immaginare una possibile correlazione tra le vicende
terrene e il nostro satellite.
Queste immagini potevano consistere in figure geometriche, raffiguranti un
cerchio pieno o vuoto o, più spesso, una falce crescente, oppure in simboli più
complessi, raffiguranti un animale. Per la mutabilità del suo aspetto
durante le fasi - ora pallida, ora luminosa, ora invisibile - la Luna fu
identificata con divinità femminili con attributi antitetici e ambigui: dea
dell'amore e della morte, creatrice e distruttrice, tenera e crudele,
protettrice e ingannevole. Nel corso dei secoli e fin dai primordi, la Luna è
stata il corpo celeste più studiato dagli astronomi, più per motivi d’utilità
pratica che per obiettivi scientifici: molti calendari, infatti, erano basati
sul ciclo lunare, ed inoltre era di fondamentale importanza, per la
navigazione, conoscere con gran precisione la posizione della Luna in cielo.
Secondo numerosi miti, la condizione originaria dell’umanità sarebbe stata
radicalmente modificata in seguito ad un messaggio proveniente dalla Luna e
portato sulla Terra da un animale, che però per un tragico errore ne capovolse
il senso. L’animale avrebbe dovuto annunciare che gli uomini moriranno e
risorgeranno ciclicamente come la Luna; annuncia invece che moriranno e non
risorgeranno. Di qui la credenza che la Luna sia la sede dei defunti.
….Nelle
culture agricole primitive compare una valenza “vegetale”della Luna che le
attribuisce poteri sulla crescita delle piante. Questo aspetto si generalizza
facendo della Luna una Dea della fecondità: è il caso dell’egizia HATOR e della
stessa DIANA, o LUCINA, dotata di cento mammelle, venerata dai greci nel famoso
tempio di Efeso….

La
Luna è stata quindi temuta, odiata, amata, venerata. Fenomeni come le eclissi
lunari hanno rappresentato momenti di terrore, paura, eccitazione.
Non
è un mistero che i popoli antichi vedessero le eclissi come segni nefasti: di
solito esse erano viste come se la Luna fosse mangiata da vari tipi di creature
mostruose. Di tutti i corpi celesti, la Luna è l'unico a presentare dei
dettagli sulla sua superficie chiaramente riconoscibili a occhio nudo come
macchie chiare e scure e questo spiega le leggende nate intorno al nostro
satellite e le figure umane e di animali idealizzate dall'immaginazione dei
nostri antenati.
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E’ tuttavia da notare come, prima
dell’invenzione del telescopio e del suo utilizzo astronomico, avvenuto nel
1609 da parte di Galileo Galilei, non si trovino molte tracce di tentativi di
rappresentazioni rigorose e non simboliche o figurative della superficie
lunare. |
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Ancora oggi, a trent’anni
dagli storici passi di Neil Armostrong, la Luna continua ad alimentare
mitologie condivise da molte persone. In realtà gli unici mezzi
scientificamente conosciuti che la Luna ha a disposizione per interagire con
la Terra sono la forza gravitazionale e la luce solare che essa
riflette. L’effetto più evidente e conosciuto originato dalla forza
gravitazionale è costituito dalle maree,fenomeni che sono generati
dall’attrazione congiunta della Luna e del Sole sugli oceani. Gli effetti
presunti che le vengono attribuiti sono assai più numerosi: influssi
meteorologici e sismici,influssi sulle pratiche agricole e sulla biologia
umana. |
Introduzione
Al tempo di Keplero era
in voga una nuova teoria, rivoluzionaria ma eretica per la Chiesa del tempo. La
teoria era scaturita dalla mente di un giovane polacco dal nome di Niccolò
Copernico, che per paura di essere bruciato vivo dall’inquisizione la rese
pubblica solamente alla fine dei suoi giorni.
Ma per dimostrare che la teoria di Copernico era giusta, necessitavano prove schiaccianti per descrivere in maniera razionale i fenomeni che accadevano nel cielo.
Tra il 1500 e il 1600 il mondo era ancora soggiogato dalla filosofia aristotelica e dal pensiero della chiesa che poneva al centro dell’universo e quindi al centro del pensiero dell’uomo la Terra. Il primato che viene attribuito a Copernico, era semplicemente lo sfratto della posizione privilegiata della Terra come centro dell’universo, collocandola in una posizione periferica rotante attorno la Sole. Questo pensiero la Chiesa non poteva accettarlo.
Infatti, Newton, che era un grande religioso, pubblicò “i Principia” solamente nel 1687 quando ebbe gli strumenti necessari per dimostrare che la teoria di Copernico, controllata da Keplero ed osservata da Galileo era quella giusta.
Il terremoto scientifico che si innescò ha trasformato il pensiero logico di come vedere il mondo, conducendo il ragionamento a risultati fino a prima impensabili e portando negli ultimi secoli a conquiste straordinarie in vari campi della scienza, non solo nell’astronomia ma in chimica,fisica,biologia e molte altre ad esse collegate. Ai giorni nostri, sembra quasi naturale pensare che la Luna gira attorno alla Terra e che insieme girano attorno al Sole, ma a quei tempi era estremamente difficile farlo capire alla gente.
Oggi, grazie alle nuove scoperte scientifiche si è dimostrato che la
Terra è soltanto un microscopico granello di polvere sorretto da un raggio di
luce emesso da una piccola stella persa nella
vastità di uno spazio sterminato popolato da miliardi di stelle e
miliardi di galassie.
Key
words: storia della scienza,
mitologia, gravitazione universale, ingegneria aerospaziale, letteratura e
filosofia.
La
rivoluzione scientifica
Il periodo di tempo che
va dalla data di pubblicazione del “De Revolutionibus” di Niccolò Copernico, e
cioè dal 1543, all’opera di Isaac Newton si è ormai soliti indicarlo come
periodo della “rivoluzione scientifica”. Si tratta di un possente movimento di
idee che confluiranno nella fisica classica di Newton. In questo periodo muta
l’immagine del mondo e vengono abbattuti i pilastri della cosmologia
aristotelico-tolemaica
·
Copernico mette il Sole,invece della Terra, al centro del mondo;
·
Keplero compie il rivoluzionario passaggio dal moto circolare al
movimento ellittico dei pianeti;
·
Galileo mostra la falsità della distinzione tra fisica terrestre e
fisica celeste,facendo vedere che la luna è della stessa natura della Terra;
·
Newton, con la sua teoria gravitazionale, unificherà la fisica di
Galileo con quella di Keplero.
La Luna tra poesia e scienza
Daniele Negro,
Gruppo Astrofili Pordenonesi
Interconnesso
con tale mutamento del mondo, è il cambiamento delle idee sull’uomo, sulla
scienza, sulle relazioni tra scienza e filosofia, tra sapere scientifico e fede
religiosa.
L’oscurantismo
del pensiero scientifico
Il miglior allievo di Platone, Aristotele, fu uno dei più grandi spiriti geniali dell’antico mondo greco, nato nel 384 A., si dedicò allo studio in vari campi, dalla filosofia naturale alle scienze politiche. Il pensiero di Aristotele influenzò la dottrina della scienza per quasi 2000 anni, tuttavia producendo più male che bene. La fertile mente di Aristotele era alquanto erronea nei campi della fisica, sicuramente da attribuirsi alla poca dimestichezza con la matematica, diversamente da quanto accadeva con altri filosofi greci. Principi come cerchi perfetti e sfere perfette, l’unicità e la finitezza dell’universo, la terra al centro dell’universo, erano concetti semplici e facilmente accettati da tutti, inoltre la posizione privilegiata della terra collocata al centro dell’universo aveva soprattutto un interesse escatologico che si dimostrò ben presto un’arma molto potente per le grandi religioni rivelate. L’astronomo greco, Claudio Tolomeo della scuola Alessandrina (Alessandria d’Egitto, scuola fondata da Alessandro il Grande nel 332 a.C.) anche lui colmo del pensiero Aristotelico descrisse la meccanica dei cieli nel famoso “Almagesto” con spiegazioni geometriche incappando in una serie di errori solo alla scopo di conservare il privilegio della Terra al centro dell’universo.
Ben presto l’impero Romano risultò vittorioso su tutte le regioni del mediterraneo. La sua civiltà aveva fondamenti puramente pratici e poco si dedicava alla scienza ed al pensiero astratto.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, la sgretolazione dei territori conquistati in suddivisioni di piccoli staterelli a regime soprattutto feudale,rappresentavano un terreno poco fertile per la rinascita della cultura e quindi vi fu un periodo di oscurantismo culturale che regno per più di 1000 anni.
L’unico pensiero che dava impulso fu solamente quello religioso. Con l’avanzata sempre crescente della religione cristiana gli unici luoghi con interessi intellettuali furono i monasteri e le abbazie. Tutti i concetti filosofici dettati dalle scuole aristoteliche furono imposti dal pensiero religioso e
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trasformati in dogmi santi della chiesa. Il sistema Tolemaico con la Terra al centro dell’universo ed il Sole, pianteti e stelle rotanti attorno ad essa fu accettato universalmente come dogma inattaccabile.
Mentre da una parte del mondo si pensava quanti angeli servivano per sollevare una montagna, l’Islam con i suoi eserciti raggiunse la Spagna, conquistò il sud del mediterraneo spingendosi verso est e si espanse nell’Asia minore. In Spagna si formò un centro arabo culturale ove si insegnava matematica e scienze astronomiche. Essi inventarono l’algebra, completamente sconosciuta ai Greci, e l’introduzione delle cifre arabe, molto più semplici dei numeri romani, semplificarono enormemente la scrittura. Molti termini, di uso comune, oggi, furono scaturiti dall’intelletto degli arabi, come l’algebra, alcool, alcali, amalgama, almanacco ecc... Gli studi degli arabi erano fondati soprattutto su testi aristotelici, ma purtroppo il fatto che Aristotele non fosse preparato alle scienze matematiche, lasciò molte cose il sospeso. Quando le Crociate a più ripetizioni cacciarono via gli arabi dall’Europa, a Cordoba e Granata (Spagna) rimase un tesoro culturale incommensurabile. Da lì, venne stimolata la spinta per progredire culturalmente. Lentamente gli stati europei si stavano svegliando dal profondo torpore medievale.
LA
NUOVA COSMOLOGIA DI COPERNICO
L’invenzione dei caratteri per la stampa, avvenuta nel XV secolo ad opera di Johann Fust, in Germania,permise la pubblicazione di uno dei libri più importanti del rinascimento, De revolutionibus orbitum celestium di Nicolaus Copernico, stampato a Norimberga nel 1543. In questo libro veniva descritta una nuova visione del moto dei pianeti. Questa visione del cosmo, pur essendo di per sé rivoluzionaria, concepiva ancora l’universo come sferico, unico, chiuso dal cielo delle stelle fisse e fatto di sfere concentriche. Tuttavia, l’editore Andreas Osiander, per evitare conflitti con il papato, nella prefazione del testo affermò che le idee esposte r di rappresentavano solo un esercizio puramente matematico e ipotetico, che non riguardavano la realtà della natura.
Ma qualcuno sospettava che le leggi che regolavano il moto dei corpi celesti stavano proprio così. Questo qualcuno era Johannes Keplero il quale però distrusse il concetto di sfere perfette e cerchi perfetti come trattava Aristotele, e da numerose osservazioni e dati tratti dal suo maestro Tycho Brahe si accorse che i pianeti non descrivevano orbite perfettamente circolari ma percorrevano delle curve, già famose nella geometria greca Euclidea: le coniche.
Analizzando i dati ottenuti da Tyco Brahe, e dalle sue osservazioni, Keplero arrivo a dedurre delle leggi empiriche (le famose tre leggi) che dimostravano i dati osservati.
Spostando la terra dal
centro dell’universo essa diventa un corpo come altri; non è più quel centro
dell’universo creato da Dio in funzione di un uomo concepito come il punto più
alto della creazione al quale sarebbe finalizzato l’intero universo. E se la Terra non è più il luogo
privilegiato della creazione,se essa non è diversa dagli altri corpi celesti,
non potrebbe essere che altri uomini siano pure su altri pianeti? Il
copernicanesimo è visto come il simbolo della caduta delle “sicurezze”metafisiche
degli antichi e dei medioevali. A questo proposito si potrebbe citare Leopardi
il quale ha visto nel copernicanesimo una sorta di simbolo astronomico del
fatto che la realtà non è finalisticamente disposta all’uomo, come invece
“favoleggiarono”per lungo tempo gli antichi, ritenendo questo “granel di
sabbia”che è la terra al centro dell’attenzione dei celesti.
La
Luna studiata da Galileo
Proprio nello stesso periodo quando Keplero pubblicava le sue ricerche, a Firenze, Galileo Galilei, fu il primo uomo a puntare un amplificatore per la visione di oggetti lontani “il cannocchiale” e scoprire che la superficie della Luna si presentava tempestata di crateri e usando le sue parole “la superficie della luna non è levigata, uniforme ed esattamente sferica, come gran numero di filosofi credette di essa e degli altri corpi celesti, ma ineguale, scabra e con molte cavità e sporgenze, non diversamente della faccia della Terra, variata da catene di monti e profonde valli.”.

Galileo inoltre, osservando i satelliti di Giove, capii che esistevano delle forze che governavano la natura, le stesse che facevano girare la Terra attorno al Sole e tutti i suoi pianeti. Galileo entusiasta delle scoperte fatte con il suo telescopio, manifestava apertamente i suoi grandi successi e offriva una validità schiacciante del sistema Copernicano. Ma la chiesa non lo poteva permettere. Il 23 giugno del 1633, Galileo, fu condotto davanti ai giudici del Santo Uffizio, e giurando e spergiurando, per evitare di essere bruciato, confessò di aver visto male e dichiarò che la Terra era al centro dell’universo e il Sole e le stelle gli giravano attorno. Galileo si spense nella sua villa ad Arcetri (Fi) totalmente deluso e amareggiato dalla vita l’8 gennaio 1642.
La
Luna e la mela di Newton
Nello stesso anno della morte di Galileo esattamente a Woolsthorpe nel Linconshire il 25 dicembre, nasce il più geniale degli uomini del rinascimento, Isaac Newton. Durante il 1665 scoppiò la peste che invase tutto il continente, Newton si rinchiuse nella sua casa nativa per evitare il rischio di infezioni. Quello fu il periodo più proficuo per il giovane Newton, ove attraverso gli studi delle opere di Cartesio, Galilei e Keplero ebbe le giuste intuizioni che portarono l’umanità a superare la barriera tra la credenza e la scienza. Presto nessun filosofo avrebbe potuto ignorare il nuovo cosmo che gli scienziati avevano inventato e avevano reso stranamente reale mediante i loro affascinanti metodi nuovi.
Nella sua pubblicazione del 1686 di Philosophiae naturalis principia mathematica, Newton, descrive con mirabile bellezza le leggi che ancora oggi vengono insegnate nelle scuole, e se applicate alla vita pratica, ci permettono di viaggiare tranquillamente con l’automobile, l’aeroplano e addirittura andare sulla Luna.
E’ oltremodo importante evidenziare che la formulazione delle leggi della meccanica con il concetto di forza, gravitazione universale e successivamente gli studi di ottica e l’invenzione del calcolo infinitesimale contribuirono in modo determinante per portare l’umanità verso una nuova era.
La
vittoria della scienza e il crollo della filosofia
L’edificio scientifico che oramai si era delineato, aveva solide basi, praticamente una nuova filosofia scientifica, soprattutto ad opera dei grandi come Galileo e Newton. Il nuovo atteggiamento mentale, trovò accoglimento in altre lucide menti. I principi fondamentali della meccanica erano essenzialmente un trampolino di lancio verso nuove e importanti scoperte. Infatti, molti enigmi occorrevano essere risolti, non esisteva solo la gravitazione universale, i fenomeni elettrici, il calore e le reazioni chimiche erano ancora avvolti da mistero. Nel 1743 nasce Antoine Laurent Lavoisier, grazie a lui anche l’alchimia viene buttata fuori dall’edificio della scienza. Poco dopo Alessandro Volta studia i fenomeni elettrici, in seguito Faraday enuncia la sua più importante scoperta “l’induzione elettromagnetica”. Successivamente, James Clerk Maxwell, dimostrò matematicamente la fondatezze delle scoperte fatte da Faraday, nelle sue famose equazioni del campo elettromagnetico.
E così via in una escalation di scoperte sempre più importanti, che trasformarono radicalmente il pensiero scientifico. Lo studio della fisica della chimica e della biologia e tutti i fenomeni ove avveniva ripetibilità, già insegnati da Galileo, trasformano i vecchi stregoni del medioevo in scienziati moderni, ove il motto più importante era “misurare misurare e nuovamente misurare”
Nel 1905, un oscuro impiegato dell’ufficio brevetti di Berna, di nome Albert Einstein, pubblicò una serie di articoli sulla più importante rivista scientifica tedesca. Einstein, estese il concetto di relatività Galileiano, inoltre, dimostrò che il tempo non è assoluto, come riteneva Newton, e la natura della gravità è una proprietà geometrica dello spazio-tempo e non una forza. Con la spiegazione dell’effetto fotoelettrico (che gli valse il Nobel), aprii un nuovo ed entusiasmante capitolo della fisica “la teoria dei quanti”.
Contemporaneo di Einstein fu Guglielmo Marconi, con i suoi studi sulla trasmissione delle onde elettromagnetiche, trionfò con l’esperimento della ricezione radio dal Canada all’Europa. Ed ancora fino al memorabile 2 dicembre 1942, quasi esattamente trecento anni dopo la nascita di Newton, Enrico Fermi nel suo laboratorio di Chicago accende la pila atomica, dopo oltre 30000 anni uomo è riuscito ad accendere un fuoco diverso da quello chimico.
E’ iniziata una nuova era.
L’umanità
ora possiede tutti gli strumenti necessari per investigare sulle leggi della
natura, e di poter affrontare la sfida tra la Terra e il cielo.
Così, tra l’ottocento e il Novecento gli scienziati produssero una messa di scoperte entusiasmanti. La scienza divenne troppo tecnica e matematica per i filosofi e per tutti coloro che si ritenevano tali. I filosofi a quel punto ridussero il campo delle loro ricerche fino al punto che Wittgenstein, il più famoso filosofo del 20° secolo disse: l’unico compito che rimane alla filosofia è l’analisi del linguaggio. Decretando così la sconfitta definitiva della filosofia nei riguardi della scienza da Aristotele a Kant.
Wernher
Von Braun dai missili su Londra alla Luna
……..per la cresima, non ricevetti, come tutti i ragazzi della mia età il primo paio di pantaloni lunghi, mia madre appassionata di astronomia mi regalò un telescopio, e subito cominciai ad osservare la Luna e la vedevo così vicina vicina, vicina…….
Wernher Von Braun, è considerato il padre della missilistica moderna, grazie alle sue capacità è stato possibile lanciare satelliti attorno alla Terra ed ha permesso la conquista della Luna.
Progettando razzi sempre più potenti ha reso possibile ciò che sembrava soltanto “un sogno per Astolfo”
Purtroppo Wernher, ha vissuto in un periodo storico molto difficile, nel 1933 in Germania, Adolf Hitler sale al potere, e ben presto si rivelò più che un leader un pazzo criminale. Nel 1939 scoppia la 2ª guerra mondiale, e la Germania è veramente forte. Dalla base segreta di Peenemünde, sulle rive del Mar Baltico, durante il 1942 e 1943 un gruppo di tecnici e scienziati tedeschi tra cui Von Braun, misero a punto una nuova e micidiale arma. Un razzo che poteva trasportare un carico utile di circa 1000Kg (esplosivo) con la possibilità di percorrere una traiettoria balistica di 400 km e se ben teleguidato poteva raggiungere la città bersaglio. Inizialmente Hitler, ritardò l’ordine di impiego di queste armi, in cui non credeva. Dopo la fine della guerra, il genero di Churchill, Duncan Sandys, affermò che se Hitler avesse mobilitato tutte le sue risorse nell’impiego di questa arma, sin dall’inizio del conflitto, le sorti finali sarebbero state ben diverse. La prima V2 fu lanciata su Parigi alle 7.28 dell’otto settembre 1944, peraltro senza provocare vittime, ma oramai era troppo tardi. Con l’arrivo degli americani da una parte e i russi dall’altra, l’otto maggio 1945 ebbe fine la guerra in Europa con la morte di Hitler e la resa incondizionata della Germania nazista, ma il conflitto continuò contro il Giappone. Tre mesi dopo, il 6 agosto un B29 americano sorvola ad alta quota la città di Hiroshima sganciando un nuovo tipo di bomba. Una luce accecante, più luminosa del Sole squarcia il cielo, l’enorme energia liberata dall’esplosione nucleare provoca all’istante 60000 vittime. Il 9 agosto la stessa scena si ripete per Nagasaki. Il Giappone firma l’armistizio. La guerra è finita. I vincitori della guerra si impadronirono dei migliori scienziati tedeschi e furono portati alcuni negli Stati Uniti altri in Russia per trasferire le conoscenze missilistiche. I futuri progetti non avevano solo scopi bellici ma si profilava la competizione scientifica tra Russi e Americani.
La
guerra fredda e lo sbarco sulla Luna
Nonostante le esplosioni delle bombe atomiche sulle città Giapponesi, i Russi, in base alle informazioni trapelate dagli studi segreti condotti sia in Germania che in America già dal 1942 erano a conoscenza delle tecniche costruttive di queste terribili armi. L’8 agosto 1953 i Russi annunciavano l’esplosione della prima super bomba sovietica 33 volte più potente di quella di Hiroshima. Il 23 novembre del 55 esplode la bomba H con una potenza di 4 megatoni. Queste terribili bombe, essenzialmente piccole e maneggevoli erano ideali per essere montate su razzi. L’angoscia delle due superpotenze portò alla micidiale spirale della corsa agli armamenti nucleari. Iniziò così la guerra fredda che aveva come ultimo obiettivo la conquista della Luna. Sebbene Von Braun, lavorasse sotto contratto dell’US Army Ordinance, essenzialmente non aveva interessi a sviluppare razzi per usi bellici, ma pensava piuttosto alla realizzazione di mezzi in grado di raggiungere la Luna e gli altri pianeti del sistema solare. Ma comunque accettò gli scopi militari solo per ricevere gli stanziamenti necessari per le sue ricerche.
Dopo vari tentativi senza ottenere un grande successo gli americani rivali dei russi stavano perdendo terreno. Il 4 ottobre 1957 il pianeta Terra ha un altro satellite in orbita. Usando le parole di Nikita Krusciov:”l’Unione Sovietica ha messo in orbita per la prima volta al mondo un satellite artificiale nello spazio intorno alla Terra” Sputnik appunto, come è stato chiamato dai Russi. Il satellite rimase in orbita per 4 mesi e rientrò nell’atmosfera disintegrandosi il 4 gennaio 1958. Lo sputnik al suo interno ospitava una stazione di trasmissione (grazie Marconi): i circuiti radio trasmettevano e inviavano messaggi telegrafici intermittenti. All’inizio degli anni 60 però, non si sapeva quasi nulla su come avrebbe reagito l’uomo alla forte accelerazione di un razzo e poi all’assenza di peso:fanno da cavia le cagnette Laika,Belka e Strelka grazie alle quali si scopre che le pulsazioni cardiache aumentano durante l’accelerazione e rallentano rispetto alla norma in assenza di peso. Nel 1959 l’Unione Sovietica mandò un suo veicolo spaziale chiamato Luna 3 intorno alla Luna:esso fu il primo oggetto in grado di fotografare la faccia nascosta della luna. Nel frattempo anche gli Americani inviarono nello spazio Explorer 1. La competizione si faceva sempre più serrata fino al 12 aprile 1961 quando il russo Yuri Gagarin fu il primo uomo ad effettuare un’orbita intorno alla Terra. Per gli americani fu uno smacco insopportabile. J.F.Kennedy, eletto presidente nel 1960, spinto dalla supremazia russa, stanziò i fondi necessari affinché gli USA superassero i Russi nella corsa allo spazio. Iniziò il progetto Apollo per far passeggiare sulla Luna astronauti statunitensi. 500000 scienziati e tecnici si impegnarono duramente per raggiungere l’obiettivo. Il primo fra tutti fu Von Braun che progettò il razzo vettore tristadio Saturn V. Dopo innumerevoli difficoltà e superamento di problemi tecnologici estremamente complessi, arriva l’alba del giorno sognato da migliaia di anni.

21 luglio 1969 alle ore 4.55 ore italiane, un uomo appoggia i piedi sulla superficie di un altro corpo celeste diverso dalla Terra “ è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità.” Così si espresse Niel Armstrong, astronauta Statunitense, appena sceso sul suolo lunare dopo poco anche Edwin Aldrin detto Buzz scende dalla scaletta del LEM. Il collegamento del memorabile evento è trasmesso a tutto il Mondo.

Armstrong inquadrato dalla telecamera di Buzz Aldrin disse “….dedico questo esperimento a Galileo, nella mano destra ho una piuma, nella sinistra un martello ora li lascio cadere contemporaneamente”. Tutti i telespettatori del mondo da casa videro che sulla Luna i due corpi toccarono suolo nello stesso istante.
Cosa
abbiamo imparato dalle missioni Apollo?
Complessivamente, in tutte le missioni Apollo, 12 astronauti hanno passeggiato sulla Luna, tra il 1969 e il 1972. Lo scopo politico della missione, cioè la supremazia americana a fronte di quella sovietica era stata raggiunta.
Ai politici la Luna non interessava affatto, ma la scienza, che non ha legami politici e di bandiera, è uscita trionfante, nonostante tutte le pressioni politiche etiche e religiose, superando il segreto militare e industriale. La scienza si aprii al mondo verso la conquista della conoscenza.

Il geologo, astronauta Harrison H. Schmitt, a lavoro sulla Luna
Gli astronauti recuperarono 382 chili di materiale lunare da sei località diverse. Le scoperte fatte dall’esame delle rocce lunari risultò talmente importante che si comprese di più in quei pochi anni di esplorazione che in migliaia di anni di storia. I primi campioni raccolti da Armstrong e Aldrin erano del terreno che avevano sotto i piedi, una roccia basaltica ricca di titanio. Raccolsero anche campioni di “regolite”, frammenti sciolti a causa di impatti meteorici e lanciati verso l’alto che ricadono sulla Luna. Di fatto era l’aspetto lunare che videro gli astronauti, la superficie ricoperta da uno spesso strato di polvere.
La datazione isotopica delle rocce ha dimostrato che la Luna si formò contemporaneamente alla Terra 4,5 miliardi di anni fa, e rimase geologicamente attiva per circa 2 miliardi di anni.
Gli enigmi che si cercava di risolvere erano essenzialmente l’origine e la composizione ma anche l’effetto condizionante della Terra all’alba della comparsa della vita.
Un’altra scoperta, molto importante era la quasi assoluta mancanza di acqua nelle rocce. Si avanzarono molte supposizioni ma non tutte davano una spiegazione coerente sui dati disponibili. Quindi occorre ricercare dei materiali che rispondessero ad alcune domande cruciali.
Durante la missione Apollo 17, l’astronauta Harrison H. Schmitt, geologo, era alla ricerca di un particolare tipo di roccia lunare, proprio per avvallare una tesi che era già in fermento “l’ipotesi dell’impatto gigantesco” Schmitt individuò sugli altopiani lunari una roccia biancastra, che sulla Luna si rifletteva proprio come un catarifrangente. L’analisi di questo campione dedusse che si trattava di “anortosite” una roccia composta di feldspati, molto simile alle tipiche rocce del mantello terrestre. Ma la scoperta più straordinaria era l’età. Quasi tutte le rocce raccolte dagli Altopiani sono più antiche di 4,1 miliardi di anni. Mentre sui Mari, l’età variava da 2 miliardi a 4,3 miliardi di anni.
L’ipotesi dell’impatto gigantesco, non è nuova, già nel 1946, il geologo Reginald A. Daly, propose che la Luna si fosse formata a seguito di un evento catastrofico, ove un corpo planetario urtò radialmente la Terra. Ma l’analisi di Daly conteneva degli errori, e la teoria fu abbandonata. Comunque il concetto dell’impatto gigantesco risultò chiaramente espresso.
William K. Hartmann del Planetary Sciences Institute di Tucson e Roger J.Philips, dalle conoscenze raccolte dalle missioni Apollo, risultò che l’ipotesi dell’impatto gigantesco di Daly, con le dovute modifiche, poteva essere l’unica spiegazione al nodoso problema. I campioni raccolti dagli astronauti erano composti essenzialmente da feldspati plagioclasici (silicati di calcio e alluminio), tipici del mantello terrestre.
John A.Wood dello Harvard-Smithsonian Center for Astrophisics e Joseph V. Smith dell’Università di Chicago, indipendentemente giunsero alla conclusione, che questi silicati avrebbero potuto accumularsi alla sommità del magma, come i cubetti di ghiaccio galleggiano in un bicchiere d’acqua. Lo stesso fenomeno accade sulla Terra, all’interno delle camere magmatiche. Ora se i feldspati sono presenti ovunque sulla Luna, significava che il magma ricopriva l’intera superficie lunare, una sorta di oceano di magma. I materiali più densi, come l’olivina ed i silicati di ferro affondarono e diedero origine al mantello lunare. Ma a questo punto sorse spontaneamente una domanda. Ma da dove veniva l’energia necessaria per mantenere fusa la crosta lunare? L’unica spiegazione possibile veniva dalla teoria dell’impatto gigantesco.
Circa 4.7 miliardi di anni fa nel Sistema Solare regnava il caos totale. Nel centro del Sole iniziavano le prime reazioni termonucleari. Un’enorme quantità di gas, polvere e rocce di varie dimensioni si trovavano intrappolati nel campo gravitazionale del Sole, e il tutto formava un enorme disco di accrescimento del diametro di circa un giorno luce. Il momento angolare della nube protoplanetaria era regolata dalle leggi Kepleriane. La velocità differenziata tra una regione e l’altra, permetteva ad una grande quantità di particelle di seguire traiettorie leggermente diverse. I planetesimi iniziarono così a scontrarsi l’uno con gli altri portando ad un lento processo di aggregazione. I corpi minori si univano a quelli maggiori. Un corpo piccolo che colpiva uno più grande veniva distrutto, dalla disgregazione parte del materia cadeva sul planetesimo maggiore e parte arricchiva la nube di particelle più piccole, che ben si univano ad un altro planetesimo. Ben presto i corpi più grandi riuscirono a sopravvivere ai terribili e ripetuti impatti da parte di altri planetesimi e così si formarono i pianeti. I pianeti Mercurio, Venere e Terra si stabilizzarono circa nelle orbite attuali. Con il passare del tempo i planetesimi si riducevano non in quantità ma in dimensioni, e questo permise la sopravvivenza dei pianeti della classe di Mercurio. Ma comunque tutti i pianeti erano sempre assediati da planetesimi che intercettavano la loro orbita. Passano alcune centinaia di milioni di anni, la Terra si trovava in uno stadio di semi fluidità e lentamente iniziava a raffreddarsi, ma improvvisamente un errante planetesimo delle dimensioni di Marte colpisce tangenzialmente la Terra. L’energia cinetica liberata dal tremendo impatto si trasforma in calore che fa fondere il già caldo mantello e il planetesimo stesso. Per effetto dell’urto radente parte del materiale del mantello e del planetesimo distrutto fuoriuscirono liquidi, inserendosi in orbita intorno alla Terra. Dall’impatto l’asse di rotazione terrestre si inclinò e acquisì un momento di rotazione molto superiore a quello primitivo. Attorno alla Terra si formò un caldo disco di accrescimento, lentamente le particelle più grandi si unirono alle più piccole formando un unico corpo, la Luna.
Una conferma di questa teoria può essere avvallata dagli studi effettuati dal geologo australiano George E. Williams che è riuscito a risalire che 2,5 miliardi di anni fa la durata del giorno era di 20 ore e che la Luna si trovava a 348000 chilometri di distanza dalla Terra (attualmente la distanza è di 384400 Km.) Gli astronauti, sulla Luna hanno lasciato uno specchio LASER per effettuare precise misurazioni della distanza, ed e stato scoperto che la Luna si allontana dalla Terra di circa 3,5 centimetri all’anno. Ne consegue che la Terra rallenta la sua rotazione di 2 millesimi di secondo per secolo!
Una volta formata la Luna, iniziò la fase del raffreddamento, i materiali più densi affondarono e quelli più leggeri galleggiarono in un oceano di magma. L’acqua intrappolata nelle rocce per effetto del tremendo impatto e il successivo inserimento in orbita, sublimò, rendendo le rocce secche, come dimostrato dai campioni prelevati dagli astronauti. La grande quantità di planetesimi presenti nella nube solare, continuò per almeno 800 milioni di anni a bombardare le superfici di tutti i pianeti e satelliti fino alle orbite più esterne, come è stato pienamente dimostrato dalle missione interplanetarie delle sonde Pioneer e Voyager che hanno effettuato il sorvolo dei sistemi di Giove,Saturno, Urano e Nettuno negli anni 1973 -1989. Il processo di bombardamento probabilmente si esaurì in due stadi: il primo, il pianeta Giove, grazie alla sua grande massa si comportò come scopa gravitazionale inserendo in orbite esterne i planetesimi di certe dimensioni; il secondo, nelle zone vicino al Sole le particelle di piccole dimensioni vaganti (dell’ordine dei micron) si ridussero a tal punto che l’azione della radiazione e del Vento Solare non li spazzasse via definitivamente dal Sistema Solare.
Sulla Luna le tracce di questo pesantissimo bombardamento sono ancora visibili, ma si ritiene che le tracce rimaste siano state provocate solamente dagli ultimi eventi, perché, dopo poco la sua formazione la crosta era talmente calda che la superficie si ringiovaniva gradualmente.
Una brillante ipotesi circa la formazione dei grandi bacini d’impatto come il Mare Imbrium, Oceanus Procellarum, Mare Serenitatis, eccetera, è stata avanzata da S. K. Runcorn, già del Newcastle upon Tyne, che la Luna abbia avuto almeno tre satelliti che gli svolazzavano attorno ma nel giro di circa 300 milioni di anni caddero formando gli attuali mari.
Anche sulla Terra sono presenti moltissimi crateri da impatto, anche di grandi dimensioni, ma non sono così evidenti, perché sia l’atmosfera che la biosfera minimizzano nel corso del tempo le cicatrici da impatto.
Sarebbe ingenuo pensare che ora non esistono più corpi di certe dimensioni che possano intercettare l’orbita delle Luna o addirittura quella della Terra. Nel 1898, fu scoperto l’asteroide n°433 poi chiamato Eros. Il calcolo dell’orbita faceva avvicinare Eros alla Terra a meno di 20 milioni di chilometri. Uno di una lunghissima serie. Oggi sono noti centinaia di oggetti di questo tipo, chiamati collettivamente N.E.A. acronimo di Near Earth Asteroid, con dimensioni che variano da pochi metri fino 40 chilometri di diametro. Si stima che i NEA siano circa 1500 con dimensioni superiori al chilometro, in grado di intercettare il piano orbitale terrestre ed infine di colpirla nei prossimi 100 milioni di anni. Eventi di questo tipo sono già accaduti sulla Terra molto tempo fa, basti pensare alle successive estinzioni di massa che sono avvenute nel corso delle ere geologiche.
Studi condotti da Luis Alvarez e collaboratori, la caduta di un asteroide di 10 Km di diametro sulla Terra nel periodo tra Cretaceo e Terziario, 65 milioni di anni fa, estinse il 75% degli esseri viventi compresi i dinosauri. L’ipotesi di Alvarez è stata suffragata di recente dalla scoperta di un cratere fossile individuato nella zona di Chicxulub nella penisola dello Yucatan (Messico) che ha proprio 65 milioni di anni.
La Luna come simbolo letterario
Prima dell’allunaggio, il nostro satellite,ha
ispirato per secoli la fantasia di scrittori e poeti.I nomi? Dante, Ariosto, Leopardi, D’Annunzio,
Pirandello e persino Stalin, padrone dell’Urss e appassionato lettore di tutto
quanto fosse scritto in versi.
L’astro, nostro satellite naturale, di secolo in secolo è stato fonte di ispirazione poetica e filosofica come pochi altri soggetti. Troppo pressante il desiderio di evadere dalle pene terrestri in un mondo dove regnava soltanto la fantasia e l’immaginazione, il silenzio e l’avventura. Quello appunto lunare. Sbarcando sulla Luna l’uomo realizzava un sogno antico. Luciano di Samosata, scrittore greco del secondo secolo dopo Cristo, nella sua Storia Vera immaginava già questo viaggio non con un razzo ma con una nave. Dopo la sua Storia Vera, in merito alla Luna cadde il silenzio. Tutta colpa di Aristotele, che smorzò le ispirazioni di poeti e scrittori sostenendo che non esistevano altri mondi, a parte il nostro. Solo Dante e Tetrarca citarono qua e là l’astro, ma senza eccessivi trasporti.
Il secondo canto del Paradiso è quasi un trattatelo di scienza lunare: Dante ha un dubbio riguardo a quale sia l’origine delle macchie lunari visibili dalla Terra. Secondo lui le diversità tra le parti luminose e quelle scure sono causate dalla diversa densità dei corpi ma subito Beatrice contesta l’opinione di Dante dando una spiegazione di natura metafisica. La conclusione è che la maggiore o minore intensità degli astri, o di parti di essi, è legata al diverso grado di compenetrazione nei cieli della virtù angelica.
Petrarca, contrariamente a Dante, fa della Luna una metafora dei suoi stati d’animo malinconici e notturni:”Io aspetto tutto’l dì la sera,/che’l sol si parta, e dia luogo a la Luna”.
L’oblio cessò per mano di Ludovico Ariosto, nel 1500,che catapultò il senno del suo Orlando Furioso sul nostro satellite. Per andare a riprenderlo la sua penna inventò l’Ippogrifo, il destriero alato che condurrà Astolfo sul satellite.

Nel vallone della Luna è radunato ciò che si
perde nel mondo per colpa degli uomini o del tempo o della fortuna. La terra
dunque,è il regno della pazzia;e pazzia è tutto ciò che l’uomo vi compie.
Infatti il senno degli uomini è svaporato quasi tutto nella luna: lì Astolfo
vede il senno di molti che egli riteneva pieni di saggezza: chi lo perde per
amore,chi per gli onori,per le ricchezze,per la magia,per la poesia.
Nell’Orlando Furioso la
terra è diventata il mondo della luna; e il pallido astro che illumina le
nostre notti di illusi, è lo specchio nel quale si riflettono le nostre vanità
di terrigeni. In quel vallone si raccolgono tutte la cose inconsistenti e
ingannevoli della vita: e la pazzia che le genera senza tregua, rimane sempre
in terra a tessere la sua perpetua tela.
L’apostrofe alla Luna è un topos della poesia preromantica ma soprattutto nel Romanticismo essa assume questa funzione ispiratrice in quanto il sentimento umano comincia a prevalere sulla ragione;l’uomo incomincia a “sentire”,a “intuire” piuttosto che a capire con i rigidi schemi della logica. La natura qui assume una diversa connotazione:essa non ha più soltanto la funzione di sfondo ma incombe sull’uomo, sul poeta.
La luna più romantica, però, è quella di cui scrisse nell’Ottocento,con enfasi e invidia,Giacomo Leopardi, il cui pastore errante, ne “Il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”,si chiede per l’appunto:”Che fai tu, Luna, in ciel? dimmi che fai, silenziosa luna?”. In tale opera la luna assume un valore molto significativo: il pastore, protagonista della lirica, osserva l’analogia tra la vita della luna e la sua,simili ma allo stesso tempo lontane e opposte dal momento che il corso della luna è immortale mentre la vita umana è molto breve al suo confronto. Leopardi qui fa una dolorosa riflessione sul destino dell’uomo, anzi accentua la forza di significazione identificando la figura del poeta moderno con il pastore primitivo. Nei Canti la luna è sempre simbolizzata e trasfigurata, quasi una presenza amica e consolatrice, una divinità che conosce la realtà dell’universo e dell’eternità, una presenza rassicurante dopo l’angoscia generata dalla coscienza del reale contrapposto all’eterno. Nello Zibaldone è una presenza fisica, nei canti è una presenza attiva, l’Essere con cui dialogare e confidarsi in dolce abbandono superando comunque l’infelicità del vivere quotidiano. Leopardi ha quindi un rapporto intimo con la natura, un rapporto diretto con essa, la quale ci determina, esistenzialmente all’infelicità.
Ancora l’Ottocento, questa volta francese, ci regala le bellissime avventure di Jules Verne, autore di Terra alla Luna, storia di tre uomini baffuti in un cilindro che sbarcano sulla Luna a bordo di un enorme proiettile, precursore dei moderni razzi. Naturalmente Verne non poteva immaginare che si sarebbe trovato il modo di sparare una capsula spaziale. Eccetto il mezzo di propulsione, tutto quanto Verne presenta nel suo romanzo, l’uomo lo ha vissuto: la capsula spaziale, il giro della luna con la visione della faccia nascosta, il ritorno della capsula con la caduta nell’Oceano.
Questa visione romantica dalla Luna è contestata nei primi anni del’900 dal Futurismo, una nuova corrente che si sviluppa in Italia e che studia gli oggetti che si muovono nello spazio. La polemica contro la Luna si trova nel programma della corrente futuristica, il Manifesto, scritto da Martinetti attorno al 1909 dove nell’undicesimo punto è esplicita la volontà di abolire il sentimentalismo romantico grondante di chiaro di luna. Tuttavia nel 1912 fu pubblicata la novella “Ciàula scopre la luna” di Luigi Pirandello dove la scoperta della luna, che è il punto culminante della novella, è una vera e propria teofania, un’apparizione della divinità. Agli occhi affascinati e stupiti del protagonista la luna assume le connotazioni del divino: l’apparizione della dea conforta, consola, libera dalle angosce, ridà la vita. La dimensione della novella non è dunque per nulla realistica, ma mitica e simbolica e si inserisce perciò in un ambito pienamente decadente.
La Luna della letteratura più recente non può non essere diversa perché deve tenere conto della violazione dell’uomo. Conserva la sua dimensione mitica ed emotiva, ma incorpora anche la dimensione scientifica.
All’indomani dell’atterraggio dei primi astronauti sulla Luna, Giuseppe Ungaretti scrisse: ”Questa è una notte diversa da ogni altra notte del mondo. Che cosa hanno fatto veramente questi uomini?Si può dire che hanno usato violenza alla natura ribellandosi alla legge che li legava alla Terra: ma si può dire allo stesso tempo che hanno saputo trovare altre leggi nascoste in un più lontano segreto della natura, e che hanno saputo sfruttarle con la loro intelligenza per appagare il loro bisogno di conoscere. Ogni uomo ha desiderato da sempre conquistare la Luna. Basterà rileggere le pagine più antiche di ogni cultura per trovare questo richiamo perenne. Oggi è stato raggiunto l’irraggiungibile, ma la fantasia non si fermerà. La fantasia ha sempre preceduto la storia come una splendente avanguardia. Continuerà a precederla….Gli uomini continueranno a vedere la Luna così come appare dalla Terra, anche se la sua conoscenza fisica e scientifica potrà essere approfondita o modificata. Ma per gli effetti ottici che ha sulla Terra, la Luna rimarrà sempre per i poeti, e penso anche per l’uomo qualunque, la stessa Luna”.
Al momento dello sbarco tuttavia si pensava che nessuno dei vecchi aggettivi sarebbe stato in grado di resistere alle fotografie e alle riprese televisive. Insomma la luna non corrispondeva ai balletti decadenti o sentimentali delle poesie e delle canzoni, ed era stato un errore definirla pallido, penoso, furtivo, perlaceo, argentato, celeste….Così pareva lecito supporre, in attesa che Neil Armstrong posasse i piedi sulla polvere di quel deserto. La realtà ha dimostrato il contrario:i piedi che vedemmo giganteggiare in primo piano, le grandi orme arabescate che sembravano appartenere a un misterioso animale, non schiacciarono la fantasia. L’incantesimo rimase inalterato come poi dimostrarono altre poesie e altre canzoni. Anzi:era un incantesimo ancor più forte perché scavalcava l’evidenza e la conoscenza scientifica.
Armstrong, Aldrin e Collins non hanno compiuto danni irreparabili.
Quindi possiamo dire che con lo sbarco sulla Luna, essa ha perso il suo alone di mistero (Eugenio Montale subito dopo lo sbarco sulla luna scrisse che nessun poeta moderno si sarebbe rivolto alla luna col famoso interrogativo “che fai tu in ciel?”) ma non la sua forte vocazione poetica. A distanza di trent’anni ci si accorge che la Luna è rimasta come da sempre a “fare la Luna”………
La decisione di approfondire
questo autore contemporaneo, non è casuale ma è dettata dalla volontà di
fornire un’interpretazione di quello che è stato uno dei più importanti eventi
del ventesimo secolo.
Andrea Zanzotto nasce a Pieve di
Soligo nel 1921 ed inizia giovanissimo l’attività dell’insegnamento, che sarà
l’occupazione di tutta la sua vita, interamente trascorsa nel suo paese natale,
volutamente lontano dai centri della cultura cittadina.
Zanzotto, a differenza dei movimenti
neo-avanguardistici, servendosi degli strumenti della letteratura, comincia a
registrare i mutamenti che caratterizzano gli anni 60: cambiamento del
paesaggio e delle forme di vita….Egli riesce a cogliere degli aspetti della
realtà fino allora impensabili.
Nel 1969 stampa a Pieve di
Soligo in edizione semiclandestina GLI SGUARDI I FATTI E SENHAL. Il tema che fa
da sfondo al poemetto è legato alla “passeggiata” sulla luna compiuta il 21
Agosto dall’astronauta Neil Armstrong. L’impresa dell’Apollo 11, che viene
enfaticamente definita dai mezzi di informazione “la conquista della luna”, per
il poeta di Pieve di Soligo assume il carattere di un gesto gratuito, quasi un
atto di violenza, allo scopo di incrementare il consenso nel clima di tensione
della guerra fredda. Per Zanzotto questo gesto segna la perdita del simbolo
stesso della luna e sostiene che la tecnologia abbia compiuto un gesto che la
mitologia stessa non avrebbe avuto la capacità di immaginare.

La conquista è vista come segno
di violenza al simbolo lunare della femminilità: la luna Diana viene invasa da
un gesto di arroganza umana in cui vi è la cieca rincorsa tra superpotenze a
chi ha il maggior potere distruttivo.
Infatti nella lotta di prestigio tra le superpotenze,in margine
all’elaborazione di un programma missilistico per distruggersi a vicenda,
mettono a punto anche il razzo per andare sulla Luna. Si sa che nella fantasia
collettiva di pressocchè tutti i popoli questo fantasma di trascendenza, di
irraggiungibilità è molto spesso raffigurato nella Luna,nell’emblematicità
della Luna. Chi avesse pertanto toccato la Luna si sarebbe aggiudicato il
titolo di assoluta supremazia. E’ un caso dunque di dissacrazione
funzionalizzata, che ha in sé tutti i tratti più ripugnanti della realtà
odierna.
Per comprendere
l’interpretazione di Zanzotto attorno alla conquista della Luna bisogna tener
presente la realtà vera dell’evento: egli non condanna la scienza, non assume
un atteggiamento nostalgico. Ciò che lui disprezza e indigna, non è la
conquista della luna come scoperta scientifica, bensì l’inutile gesto (ossia
l’aver piantato la bandiera americana sul suolo lunare) che non aveva
assolutamente scopi scientifici ma era solo un gesto di tracotanza e di
dimostrazione tra i due stati mondiali (Russia e Stati Uniti) e una gara per
esprimere la propria potenza.
Così, questo poemetto ad un certo momento si tronca: “Passo e chiudo”, scatta la decisione di chiudere un discorso che in effetti potrebbe circolarmente ricominciare, tanto più che ha inizio con una negazione: “No basta, non farlo”. C’è in questa voce femminile la denuncia dell’inutilità dell’operazione: affiora un sentimento di pericolo, il dubbio sulla possibile vanità di tutto ciò che si vien facendo.
Ringraziamenti:
Sento il dovere, come autrice, di
ringraziare con gratitudine, Daniele Negro, del Gruppo Astrofili Pordenonesi,
per aver messo a disposizione tutto il materiale necessario allo svolgimento
della presente e la determinante collaborazione ricca di discussioni e utili
consigli.
Bibliografia
George Gamow , Biografia della Fisica, Mondatori;
Jerry B. Marion, La fisica e l’universo fisico, Zanichelli;
Gino Cecchini, Il cielo, UTET editore;
Jacques Laskar, La Luna e l’origine della vita. Le scienze n°301;
G.Jeffrey Taylor, L’eredità scientifica delle missioni Apollo, Le scienze n°313;
S. H. Runcorn, Il paleomagnetismo lunare, Le scienze n°234;
AAVV i grandi della scienza, supplementi allegati a Le scienze;
N.Abbagnano, Protagonisti e testi della filosofia.