A cura di Massimiliano Bortolussi

 

I PIANETI DEL SISTEMA SOLARE

 

 

Insieme del Sole e dei corpi celesti che gravitano intorno a esso: pianeti (e loro satelliti), asteroidi, comete. Il 99% circa di tutta la massa del Sistema Solare è concentrata nel Sole, quindi il centro di massa del sistema cade al suo interno e gli altri corpi orbitano attorno a esso, legati dalla forza di gravità; in realtà anche il Sole si muove attorno al centro di massa e questo provoca una sua oscillazione periodica, la cui entità è causata soprattutto dall'interazione con Giove, il pianeta di maggiore massa. Le orbite dei pianeti hanno una bassa ellitticità (in molti casi sono quasi circolari) e avvengono tutte in senso antiorario (se osservato stando di sopra al polo nord). I pianeti sono comunemente suddivisi in interni, con orbita più piccola di quella della Terra, e esterni, con orbita più grande di quella terrestre. Fra Marte e Giove si estende la fascia degli asteroidi, frammenti rocciosi di varie dimensioni. Ai confini del Sistema Solare (a circa 50.000 UA dal Sole) si trova una vasta regione sferica, la nube di Oort, che contiene le comete. Perturbazioni gravitazionali, forse dovute a passaggi ravvicinati di altre stelle o di grandi nubi molecolari, alterano l'orbita delle comete, inizialmente poco ellittica, facendole penetrare all'interno del Sistema Solare lungo un'orbita molto ellittica e inclinata sull'eclittica; l'interazione gravitazionale con i pianeti maggiori (soprattutto Giove) le spinge ancor più in vicinanza del Sole dove sviluppano chioma e coda. Più vicina a Plutone si estende probabilmente un'altra zona di nuclei cometari, la fascia di Kuiper.

 

La formazione del Sistema Solare

 

Il Sole e gli altri corpi del sistema solare si sono formati insieme all'interno di una nube schiacciata di gas e polveri in rotazione su se stessa. Al centro della nube il gas si è addensato formando il Sole, mentre nelle altre regioni si creavano addensamenti di roccia, ghiaccio e gas, i planetesimi: le teorie più accreditate suggeriscono che i pianeti si siano formati per aggregazione successiva di planetesimi. I più vicini al Sole, posti quindi in una zona più calda, non sono stati in grado di trattenere un'atmosfera formata da elementi leggeri (idrogeno ed elio), come è avvenuto invece nelle regioni più lontane, più fredde: questo rende conto, per es., della divisione fra pianeti terrestri, più densi e prevalentemente rocciosi, e pianeti giganti, prevalentemente gassosi.

 

 

 

MERCURIO

 

 

Privo di satelliti, Mercurio è il più piccolo dei pianeti e il più vicino al Sole. Data la difficoltà di osservazione, è visibile solo quando è basso sull'orizzonte all'alba e al tramonto (si allontana dal Sole per 28° al massimo e questo rende estremamente difficile l'osservazione con i telescopi.), è stato possibile conoscere le sue caratteristiche fisiche solo in seguito all'esplorazione fotografica di parte della superficie fatta dalla sonda statunitense Mariner 10 (1974/75).

Come la Luna, Mercurio presenta zone pianeggianti e fortemente craterizzate; queste sono dovute al fatto che il pianeta, essendo privo di atmosfera a causa della sua bassa forza di gravità, è soggetto ad urti violenti con rocce e polveri cosmiche che si trovano sulla sua traiettoria.

Inoltre per l'assenza di atmosfera si hanno sbalzi di temperatura impressionanti: circa 600 gradi fra la parte in ombra e quella illuminata dal Sole.

La formazione più rilevante della superficie di Mercurio è il Bacino del calore (Caloris Platinia) situato in una posizione limitrofa all’equatore, con diametro di 1300 km e una profondità di 9 km rispetto al livello medio della superficie., riempito da lava fuoriuscita dal fondo del cratere; caratteristiche sono le scarpate lobate (simili a falesie basse e terrazzate), che probabilmente ha avuto origine dall'urto, avvenuto circa 3,5 miliardi di anni fa, con una grossa meteorite.

 Il rapporto fra il periodo di rotazione e quello di rivoluzione è tale che un giorno completo (da un sorgere del Sole al successivo) dura due anni. L'asse maggiore dell'orbita ruota lentamente nel tempo e si sposta così anche il punto più vicino al Sole (perielio). L'entità dello spostamento del perielio non potè essere prevista dalla teoria classica della gravitazione, ma solo dalla teoria della relatività generale di A. Einstein (1879-1955).

Riguardo alla struttura interna si ipotizza l'esistenza di un nucleo di ferro avente un diametro di circa 3600 km (circa l'80% del diametro del pianeta) e responsabile del debole campo magnetico misurato dalla strumentazione del Mariner 10.

 

Missioni esplorative

 

Sonda automatica "Mariner 10" che tra il 1974 ed il 1975 ha sorvolato per tre volte il pianeta passando ad 800 Km dalla superficie inviando numerose immagini a terra ,che ci danno visione di circa il 40% della superficie totale del pianeta che appare simile a quella lunare .

 

Storia geologica

 

Processi erosivi "crateri da impatto" causati dalla caduta di meteoriti che raggiungono la superficie ad alte velocità (150.000 Km ),il processo di craterizzazione, (terminato circa 3 miliardi di anni fa ) simile a quello avvenuto sulla Luna ,è garantito dall'assenza di atmosfera e di attività sismiche (processi endogeni che cancellerebbero le tracce dei crateri).

 

 

 

VENERE

 

 

La sua orbita è interna a quella terrestre, quindi, visto dalla Terra, appare oscillare da una parte all'altra del Sole, allontanandosene per soli 47°. Molto luminoso, si vede facilmente a occhio nudo subito dopo il tramonto del Sole, oppure poco prima del suo sorgere.

Venere ruota su se stesso in senso opposto al senso del moto orbitale attorno al Sole.

Avvolto da una densa coltre di nubi con alto potere riflettente, che rendono il pianeta particolarmente luminoso, Venere è stato a lungo ritenuto simile alla Terra perché molte delle sue caratteristiche fisiche (diametro, massa, densità, gravità) sono all'incirca uguali a quelle del nostro pianeta. Si credeva addirittura che su Venere potesse essere diffusa la vita. Tali supposizioni sono poi crollate in seguito alle ricerche effettuate sia dalla Terra (mediante indagini radar e spettroscopiche) che dallo spazio, con le sonde sovietiche Venera, statunitensi Mariner e dalla missione Pioneer-Venus.

Sono quindi venute alla luce le sostanziali differenze fra i due pianeti. L'atmosfera di Venere è composta per il 97% di anidride carbonica e per il restante 3% di azoto, argon e da tracce di altri gas; alla sommità delle nubi, cioè a 60 km dalla superficie, la pressione è 1/10 di quella terrestre e la temperatura è di -30 °C. Segue che alla superficie la pressione è di 92-92 atmosfere e la temperatura di circa 500 °C. Il valore così alto della temperatura può essere spiegato come risultato della vicinanza al Sole e dell'effetto serra determinato dall'alta percentuale di anidride carbonica nell'atmosfera, che non lascia sfuggire la radiazione infrarossa emessa dalla superficie del pianeta.

La rotazione di Venere avviene il senso retrogrado (su Venere vedremmo il sole sorgere ad ovest e tramonta ad est) e presenta una periodicità diversa a seconda che ci si riferisca alla sommità delle nubi o al livello della superficie. Osservando le nubi alla lunghezza d'onda dell'ultravioletto, si vede che il periodo di rotazione di alcune strutture atmosferiche è di circa 4 giorni, mentre il pianeta sottostante ha un periodo di rotazione che è stato calcolato studiando le emissioni di microonde riflesse dalla superficie e si attesta su 243 giorni. Tale differenza nella velocità di rotazione ha portato ad ipotizzare che la superficie del pianeta sia spazzata da venti che raggiungono la velocità media di 300-400 km/h.

Informazioni sulla superficie, nascosta dallo spesso strato di nubi, sono state ottenute con rilevamenti radar fatti da terra e dallo spazio.

E' un pianeta di tipo terrestre, roccioso.: reazioni chimiche provocate dalla luce solare producono nubi di acido solforico diluito. La pressione alla superficie è di 90 volte quella terrestre a livello del mare. Sonde in orbita attorno al pianeta (recentemente la sonda Magellano) hanno inviato onde radio verso la superficie del pianeta, raccogliendole dopo la loro riflessione sul suolo. La superficie di Venere è risultata quasi ovunque pianeggiante; non mancano vaste depressioni, come la Venus Rift Valley che è profonda 3-4 km e lunga 1400 km, e rilievi che superano i 1000 m di altezza. I due maggiori altopiani sono Ishtar Regio e Aphrodite Terra, mentre i rilievi più alti (11 000 m sopra il livello medio del suolo) sono i monti Maxwell. Il suolo di Venere ha subito deformazioni di tipo tettonico, che hanno prodotto, fra l'altro, alcune lunghe fratture; c'è stata anche un'intensa attività vulcanica, oggi apparentemente cessata, che ha lasciato estese colate laviche e complessi di vulcani a scudo. Si notano anche crateri da impatto di meteoriti, seppure in numero meno elevato che su Marte o sulla Luna.

Venere non ha satelliti e nemmeno campo magnetico.

 

Missioni esplorative

 

A partire dagli anni '60 lo schermo di nubi venusiane è stato più volte attraversato dalle sonde automatiche (di origine sovietica) del tipo Venera progettate per la discesa sulla superficie. Le prime pur essendo state schiacciate dall'elevata pressione atmosferica riuscirono a fornire alcuni dati sulla composizione delle nubi , le successive costruite come robusti battiscafi riuscirono a posarsi sulla superficie ed a resistere all'elevata temperatura di questo pianeta abbastanza a lungo da poter inviare a Terra immagini ed analisi chimiche del suolo. Nel 1974 la sonda Mariner 10 ,che sorvolò Venere nel suo viaggio diretto verso Mercurio , inviò numerose immagini relative all'atmosfera venusiana.

 

Nel 1978 la sonda statunitense Pioneer Venus , in orbita intorno al pianeta ,diede ulteriori informazioni , mediante uno speciale radar . Ai contributi di questa sonda si aggiunsero immagini con risoluzione migliore inviateci dalla sonda Magellan lanciata dalla navetta "Atlantis" nel maggio 1989 ed in orbita intorno a Venere dall'agosto 1990 .

 

 

 

TERRA

 

 

Pianeta del Sistema Solare, il terzo in ordine di distanza dal Sole, intorno al quale si muove con orbita ellittica alla velocità di 29,8 km/s.

La visione della Terra dallo spazio è molto suggestiva; si vede un globo dalle prevalenti tonalità bianche ed azzurre, ricoperto in gran parte da nubi che lasciano intravedere le strutture continentali.

Dalla Luna la Terra si vedrebbe circa 3,8 volte più grande di quanto dalla Terra si vede la Luna; inoltre, poiché la Luna in prima approssimazione rivolge alla Terra sempre lo stesso emisfero, un ipotetico osservatore lunare vedrebbe la Terra sempre nella stessa posizione rispetto ad un certo riferimento sull'orizzonte.

Infine se si osservassero la Terra e la Luna da Venere, esse apparirebbero come componenti di un sistema doppio.

La Terra è il più grande dei pianeti interni del sistema solare e quello di massa maggiore. La forma della Terra non è perfettamente sferica, ma è più simile a un elissoide di rotazione in quanto è leggermente schiacciata ai poli: il raggio equatoriale è di circa 21 km maggiore del raggio polare. La distribuzione ineguale delle masse determina però una forma leggermente più complessa, il geoide, la cui superficie è perpendicolare in ogni punto alla direzione del filo a piombo.

La Terra ruota su se stessa attorno a un asse che passa per i poli geografici e, prolungato in cielo, per i poli celesti (il polo nord celeste cade molto vicino alla stella polare): impiega un giorno a compiere un giro completo riportando una località nella stessa posizione rispetto al Sole, cioè occorrono 24 ore perché il Sole ritorni nella stessa posizione in cielo. La Terra compie anche un moto orbitale quasi circolare attorno al Sole, a una distanza media di 149,6 milioni di chilometri; impiega 365,256 giorni (anno siderale) per percorrere un'orbita completa rispetto alle stelle, ma le stagioni si succedono in un periodo leggermente inferiore, 365,2422 giorni (anno tropico). L'asse di rotazione terrestre non è perpendicolare al piano dell'orbita, ma è inclinato di circa 23,5 gradi rispetto alla perpendicolare. A causa dell'attrazione gravitazionale esercitata sul rigonfiamento equatoriale dal Sole e, in misura minore, dalla Luna, l'asse di rotazione terrestre non rimane fisso nello spazio, puntando sempre nella stessa direzione del cielo, ma compie un moto conico di precessione, ritornando nella stessa posizione dopo 25700 anni.

Il pianeta Terra presenta un "nucleo" particolarmente denso composto da ferro e nichel che occupa la metà del raggio terrestre , ricoperto da un "mantello" di rocce ricche di magnesio e ferro sovrastato da una crosta composta da rocce di natura particolarmente varia.

La Terra è dotata di un'atmosfera decisamente meno densa di quella venusiana, costituita quasi totalmente da azoto e da ossigeno (risulta presente anche l'anidride carbonica in quantità piuttosto ridotte).

La temperatura media (di circa 22°C) è tale da mantenere l'acqua allo stato liquido nella quasi totalità delle zone geografiche di questo pianeta tanto che circa i 3/4 della superficie terrestre sono occupati da oceani laghi e fiumi oltre che da numerosi ghiacciai che formano l'idrosfera (l'ambiente che caratterizza in maniera particolare il pianeta Terra che osservato al di fuori della sua atmosfera si presenta come un globo si colore bluastro che gli è valso il titolo di "pianeta azzurro").

L'atmosfera e l'idrosfera per mezzo dei processi fisici e chimici derivanti da questi ambienti possono dirsi i maggiori modellatori della crosta terrestre che nelle aree continentali ( le zone emergenti dagli ampi bacini oceanici) presenta una notevole varietà di strutture tra le quali lunghissime fosse di sprofondamento ed estese catene montuose.

Numerosi fenomeni di natura endogena sono individuabili sulla superficie di questo pianeta, tra i quali numerosi vulcani attivi che producono grandi quantità di nuove rocce ed immettono nell'atmosfera giganteschi volumi di gas e vapori.

Alcuni fenomeni di importanza fisica sono le maree , effetti prodotti dalla Luna sulla Terra la cui conseguenza è dunque la periodica variazione del livello del mare.

L'attività dell'atmosfera e l'evoluzione della crosta terrestre hanno eliminato le tracce del gigantesco bombardamento meteoritico che caratterizzò il primo miliardo di anni di evoluzione del nostro Sistema solare , mentre tali tracce sono perfettamente visibili sull'unico satellite terrestre la Luna .

Il pianeta Terra è l'unico pianeta sul quale sia presente il fenomeno della vita almeno nelle forme a noi note.

 

Luna

 

Storia

 

La Luna è il corpo celeste a noi più vicino, satellite naturale della Terra che ha colpito la fantasia dell’uomo fin dagli albori delle civiltà.

Oggetto ancor oggi misterioso fa sognare oltre ai poeti tutte quelle persone che vedono il suo splendore.

La Luna venne studiata dell’inizio della storia quando cinesi e babilonesi misuravano il tempo in base al suo moto, sistema perfezionato poi, un migliaio di anni più tardi, dalla civiltà Maya.

Verso il 300 a.C. i sacerdoti astronomi babilonesi grazie a numerosi studi furono in grado di prevedere le eclissi lunari.

 

Moto della Luna

 

Il       moto della Luna, l'unico satellite naturale della Terra, è molto complesso da studiare a causa di numerose e rilevanti perturbazioni dovute all'azione gravitazionale del Sole, in primo luogo, e dei pianeti. A determinano concorrono più componenti, fra cui, principal­mente, la rotazione della Luna intorno al proprio asse, la rivoluzione intorno alla Terra, il moto di traslazione con la Terra intorno al Sole. Riguardo al moto di traslazione, bisogna tener presente che la Luna e la Terra costitui­scono un pianeta doppio poiché il rapporto fra le rispettive masse è circa 1/81, valore di gran lunga superiore a quelli analoghi relativi ai satelliti degli altri pianeti del sistema solare. La Terra e la Luna si muovono intorno al comune baricentro situato a circa 1700 km sotto la superficie terrestre ed è il baricentro che, trascurando le perturbazioni, descrive un'orbita ellittica intorno al Sole. Con riferi­mento alla Terra, l'orbita della Luna è, in prima approssimazione, un'ellisse di cui la Terra occupa uno dei due fuochi. L'eccentrici­tà dell'orbita è 0,055, il semiasse maggiore di 384.400 km, l'inclinazione sul piano dell'eclit­tica di s~9'. La Luna ruota intorno alla Terra da ovest a est, nello stesso senso della rotazio­ne e della rivoluzione della Terra intorno al Sole. Il periodo di rivoluzione della Luna intorno alla Terra, detto anche mese siderale, è di 27,32 giorni solari medi e rappresenta il tempo che intercorre fra due successivi passag­gi della Luna per uno stesso punto dell'orbita. Un osservatore terrestre vede la Luna spostar­si verso est, rispetto alle stelle, di circa 130 (3600/27) al giorno e di conseguenza la vede sorgere, ogni giorno, con un ritardo di circa 53 minuti, tempo necessario affinché la sfera celeste, che appare muoversi da est ad ovest di 150 in un'ora (3600/24), ruoti di 130. La Luna è un satellite sincrono, cioè il periodo e il verso di rotazione sono uguali a quelli di rivoluzione e, pertanto, in prima approssima­zione, mostra alla Terra sempre lo stesso emisfero. In realtà, dalla Terra risulta visibile quasi il 60% della superficie lunare a causa dei cosiddetti moti di librazione. La librazione in longitudine ha origine dal fatto che la velocità di rotazione della Luna è costante, mentre quella di rivoluzione, per l'ellitticità dell'orbi­ta, è variabile (seconda legge di Keplero); tale circostanza determina un'oscillazione che ren­de possibile osservare zone appartenenti all'al­tro emisfero per un'ampiezza di circa 80 sia verso il bordo ori2ntale che verso quello occidentale. La librazione in latitudine dipen­de dal fatto che l'asse di rotazione della Luna è inclinato di poco più di 60 rispetto all'asse del piano orbitale per cui dalla Terra risultano visibili, nel corso di una rivoluzione, alternati­vamente i poli lunari Sud e Nord.

 

Fasi lunari

 

Nel suo moto intorno alla Terra la Luna viene a trovarsi in posizioni via via differenti rispetto al Sole e, pertanto, varia la parte del disco lunare che, ad un osservatore terrestre, appare illuminata dal Sole: in ciò consiste il fenomeno delle "fasi", il quale può essere facilmente illustrato supponendo che, data la distanza, il fascio di luce proveniente dal Sole sia costitui­to di raggi paralleli

 

1. Luna nuova. La Luna è in congiunzione col Sole rispetto alla Terra, sorge e tramonta col Sole e non è visibile perché di notte mostra alla Terra l'emisfero non illuminato. Talvolta, an­che in prossimità della fase di novilunio, tutto l'emisfero lunare rivolto alla Terra appare de­bolmente luminoso (luce cinerea) perché dif­fonde la luce solare proveniente dalla Terra che è direttamente illuminata dal Sole.

2. Primo quarto. Le direzioni Terra-Luna e Terra-Sole formano un angolo di 900 e metà dell'emisfero rivolto alla Terra è illuminato; la Luna sorge sei ore dopo il Sole ed è visibile nella prima parte della notte.

3 Luna piena. La Luna, rispetto alla Terra, è in opposizione col Sole e l'emisfero rivolto alla Terra è completamente illuminato; la Luna sorge al tramonto del Sole e tramonta all'alba; è visibile per l'intera notte.

4. Ultimo quarto. Come al primo quarto, solo metà dell'emisfero illuminato è visibile dalla Terra, ma, in tal caso, nella seconda parte della notte.

 

Si chiama "mese sinodico" o "lunazione" l'in­tervallo di tempo fra due fasi analoghe, succes­sive. Il mese sinodico dura 29,53 giorni solari medi: è quindi più lungo di quello siderale. Infatti si consideri la Luna in oppo­sizione col Sole rispetto alla Terra: dopo un mese siderale la Luna, che ha fatto un giro completo della sua orbita, verrà a trovarsi nella stessa posizione rispetto alle stelle, ma non rispetto al Sole e alla Terra poiché questa, nel frattempo, si è spostata sulla sua orbita di circa 270. Occorrono due giorni per­ché la Luna si ritrovi nella fase di partenza

 

Eclissi

 

Per eclisse si intende il parziale o totale oscuramento di un oggetto celeste da parte di un altro.

Si hanno eclissi di Sole quando il disco della Luna, in congiunzione (Luna nuo­va), copre il disco del Sole interamente (eclisse totale) o in parte (eclisse parziale o anulare); si noti che le dimensioni apparenti del Sole e della Luna sono pressappoco uguali (~0,5°). Si hanno eclissi di Luna quan­do la Luna, in opposizione (Luna piena), viene a trovarsi tutta o in parte nel cono d'ombra della Terra. Un'eclisse di Luna dura general­mente qualche ora ed è vista allo stesso modo da tutti gli osservatori terrestri per i quali la Luna è sopra l'orizzonte; inoltre, per effetto dell'atmosfera terrestre la radiazione solare viene in parte deviata all'interno del cono d'ombra della Terra per cui la Luna continua ad essere più o meno visibile. Le eclissi di Sole, invece, poiché la Terra non può mai entrare completamente nel cono d'ombra della Luna, riguardano una parte limitata della superficie terrestre e durano al più 7m40s circa.

Se il piano dell'orbita lunare coincidesse con quello dell'orbita terrestre, ad ogni novilunio si avrebbe un'eclisse di Sole e ad ogni plenilunio i  un'eclisse di Luna. Invece, poiché tali piani

formano un angolo di circa 5°, le eclissi sono possibili solo quando la Luna, nuova o piena, è vicina a uno dei nodi (punti in cui il piano dell'orbita lunare interseca l'eclittica). Il nume­3  ro minimo di eclissi in un anno solare è 2 a   (entrambe di Sole), il massimo 7 (5 di Sole e 2 a  di Luna, o 4 di Sole e 3 di Luna); il numero più frequente è 4 (2 di Sole e 2 di Luna). Il fenomeno dell'eclisse presenta una periodicità di circa 18 anni e 10 giorni (ciclo di Saros).

 

La superficie della Luna

 

Fin dalle prime osservazioni col cannocchiale )-  fatte da Galileo la Luna ha rivelato una i,  superficie molto accidentata. Si possono distin­guere vari tipi di formazioni: mari, crateri, a  altopiani e montagne. Le zone che ad occhio le  nudo appaiono come macchie scure sono dette a   mari , secondo la denominazione degli anti­chi  chi, anche se oggi si sa che sulla Luna non c'è  acqua; i crateri o circhi, che costituiscono le   formazioni più caratteristiche del panorama lunare, sono depressioni circolari circondate da un bordo rialzato; gli altopiani, molto diffusi sulla superficie lunare, sono dovuti, probabil­mente, a fenomeni tettonici.

Le esplorazioni lunari seguite al primo sbarco il dell'uomo sulla Luna (21luglio 1969) hanno dato la possibilità di avere informazioni sicure se   sulla composizione chimica e sull'evoluzione si   del nostro satellite dove, data la mancanza di 4)   atmosfera (tracce:   10-14 atm) e dei relativi meccanismi di erosione, le strutture più anti­che coesistono con quelle recenti. L'analisi di ~e   campioni di suolo ha mostrato, ad esempio, che i "mari" sono coltri di rocce vulcaniche.

Da ricordare, infine, fra le più notevoli in­fluenze che la Luna esercita sulla Terra, il la  periodico innalzamento e abbassamento delle acque (maree), provocato dall'attrazione gravi­tazionale della Luna e del Sole sul globo no  terrestre.

 

raggio equatoriale           1738 km (0,272 R*)

volume                           0,020 V*

massa                            0,0123 M*

densità media                 3,34 g/cm3

gravità superficiale 0,166 g

velocità di fuga               2,4 km/sec

periodo di rivoluzione

siderale                          27,32 d

periodo di rivoluzione

sinodico                         29,53 d

distanza  media  dalla

Terra                              384.400 km

 

*  riferito alla Terra.

 

 

 

 

MARTE

 

 

Marte è il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole.

Noto come il pianeta rosso per la sua colorazione visibile anche ad occhio nudo, Marte, se osservato al telescopio, rivela due bianche calotte polari, macchie di color rosso cupo e una serie di sottili strutture scure, i canali individuati da Schiaparelli nel 1877, che per la loro disposizione regolare, fecero pensare all'esistenza di civiltà extraterrestri. In seguito è stato accertato che i canali non sono altro che illusioni ottiche dovute a turbolenze atmosferiche.

Le calotte sono costituite da uno strato di ghiaccio d'acqua ricoperto da un altro di ghiaccio secco (anidride carbonica solida), il quale fonde durante l'estate marziana perché la temperatura ambientale (-68 °C) è superiore a quella di liquefazione dell'anidride carbonica (-125 °C), secondo la pressione atmosferica di Marte.

La superficie di Marte è stata fotografata a partire dal dagli anni '60 dalle sonde della serie Mariner e dalle due Viking statunitensi nel 1976 e presenta caratteristiche fortemente diverse da una zona all'altra del pianeta. Nell'emisfero settentrionale predominano infatti regioni pianeggianti e desertiche coperte da rocce rossastre e da detriti ricchi di ferro e di idrossidi di ferro. L'emisfero meridionale, invece, appare molto accidentato e ricoperto da numerosi crateri, segno di antichi bombardamenti meteoritici; in tale emisfero, ad esempio, si trova Hellas, uno dei più grandi bacini da impatto del sistema solare, che ha un diametro di 1800 km e una profondità di 3 km. Caratteristiche sono anche le due vaste regioni Tharis ed Elysium, situate al di sopra dell'equatore di Marte: presentano una concentrazione di vulcani di notevoli dimensioni, quale il Monte Olimpo, alto 26 km. La zona meridionale della Tharis è, inoltre, solcata dalla Valles Marineris, un'enorme frattura che si estende per più di 5000 km, pari ad 1/6 della circonferenza di Marte , ed è larga in alcuni tratti anche 100 km.

Marte ha due satelliti, Phobos e Deimos, scoperti nel 1877 da A. Hall. Entrambi sono molto piccoli e di forma irregolare - il diametro medio di Phobos è di 25 km, quello di Deimos è di 13 km - ed hanno la superficie quasi completamente ricoperta di crateri di varie dimensioni.

 

L'atmosfera

 

Marte è circondato da un'atmosfera la cui pressione al suolo è meno dell'1% di quella terrestre (in media è pari a 8 millibar), composta principalmente da biossido di carbonio, con piccole quantità di azoto, ossigeno, argo e tracce di vapor acqueo. Nonostante sia così tenue, l'atmosfera di Marte diffonde la luce solare, quindi durante il giorno marziano il cielo è illuminato. Si scatenano spesso forti venti che generano tempeste di polvere a volte estese su un emisfero o addirittura sull'intero pianeta.

 

I canali

 

Su Marte attualmente non c'è acqua allo stato liquido: l'acqua esiste soltanto in forma ghiacciata, concentrata nella massa delle calotte polari, ma anche probabilmente mescolata ai minerali che formano il terreno. Si ipotizza che il clima sia stato un tempo abbastanza caldo da permettere all'acqua di rimanere allo stato liquido. Le sonde hanno mostrato però una serie di probabili (e antichi) letti fluviali. Questi non sono i canali che molti astronomi della fine del sec. XIX (il primo dei quali fu G. V. Schiaparelli, 1835-1910) hanno creduto di scorgere su Marte attraverso i telescopi: si trattava invece di un fenomeno esclusivamente percettivo, legato anche alla difficoltà dell'osservazione e alla procedura usata.

 

 

 

ASTEROIDI

 

 

Nella regione fra Marte e Giove, dove, secondo la legge di Titius-Bode, dovrebbe trovarsi a 2,8 u.a. dal Sole, un pianeta, orbitano numerosi oggetti celesti chiamati pianetini o asteroidi. Il primo asteroide conosciuto è Cerere, scoperto a Palermo da G. Piazzi il 1° gennaio 1801; altri tre, Pallade, Giunone e Vesta, furono individuati fra il 1802 e il 1807.

Il seguito è stata fatta, mediante la fotografia celeste, una ricerca sistematica di tali oggetti. Oggi sono stati catalogati più di 2000 asteroidi; la maggior parte sono compresi fra Marte e Giove (fascia asteroidale); pochi si trovano entro l'orbita di Marte e oltre quella di Giove; uno, Chirone, èè fra le orbite di Saturno e Urano.

Gli asteroidi sono corpi relativamente piccoli: Il più grande è Cerere ed ha un diametro di 1000 km, ma la maggior parte degli asteroidi ha una dimensione di pochi chilometri.

La massa complessiva degli asteroidi dovrebbe essere 1/2500 di quella terrestre. L'eccentricità media delle orbite è di 0,14 mentre l'inclinazione media è di 9,7°. Vi sono ovviamente delle eccezioni, come Betulia che ha un piano orbitale inclinato di 52°, mentre Hidalgo ha un'orbita tanto eccentrica che all'afelio raggiunge l'orbita di Saturno, mentre al perielio quella di Marte.

Discordanti i pareri sull'origine degli asteroidi: alcuni li attribuiscono alla disgregazione di un pianeta; altri ritengono, e questa è l'ipotesi piú accettata, che si siano condensati nella forma attuale dalla materia primordiale.

 

 

 

GIOVE

 

 

Il più grande e dotato di massa maggiore nel sistema solare, quinto in ordine di distanza dal Sole.

Rispetto al Sole ha un diametro 10 volte più piccolo, massa circa 1000 volte inferiore e quindi ha densità media uguale e composizione simile, in termine di atomi, che per circa il 90% sono di idrogeno e per circa il 10% di elio; sono inoltre presenti tracce di vapore d’acqua, metano e ammoniaca.

Il calore generato dal collasso gravitazionale da cui si formò Giove viene ancora irradiato dal pianeta (l'energia che emette è 1,5-2 volte maggiore di quella che riceve dal Sole).

Giove possiede un sottile anello costituito da polvere e piccoli frammenti, come suggeriscono i dati raccolti dalla sonda Pioneer 11 nel 1974, confermati nel 1979 dalle due sonde Voyager. E' inoltre una sorgente di onde radio. All'osservazione dalla Terra Giove è dopo Venere il pianeta più luminoso.

 

L'atmosfera e l'interno

 

Il telescopio rivela un sensibile appiattimento e una serie di fasce chiare e scure alternate, parallele all'equatore. Tale aspetto è anche conseguenza del breve periodo di rotazione del pianeta; ruota in 9h 50m e questo comporta una velocità lineare all'equatore di 12,6 km/sec. Poiché la rotazione è più rapida all'equatore che ai poli, si deduce che Giove non è un corpo solido.

L'alta atmosfera, che è quanto di Giove si può direttamente osservare, mostra un'avvicendarsi di forme molto mutevoli che cambiano aspetto e posizione e scompaiono nel giro di poche ore o di pochi giorni.  Fa eccezione la grande Macchia Rossa, un'enorme formazione che fu scoperta 3 secoli fa (1664) da R. Hooke nell'emisfero sud del pianeta.

I costituenti principali dell'atmosfera sono idrogeno ed elio, con percentuali simili a quelle osservate sul Sole, e sono presenti anche metano ed ammoniaca in quantità inferiori.

La temperatura dello strato esterno delle nubi è di -150 °C circa e aumenta andando verso l'interno fino a circa 30 °C.

La spessa atmosfera che avvolge il pianeta impedisce di effettuare osservazioni in profondità, ma, sulla base dei dati raccolti dalle sonde spaziali Voyager e Pioneer, è stato possibile ipotizzare un modello interno di Giove. Il modello prevede un nucleo roccioso di silicati di ferro, contenuto in un involucro di idrogeno metallico liquido, che potrebbe essere causa dell'intenso campo magnetico, migliaia di volte più intenso di quello terrestre, legato ai moti convettivi che si svolgono nel nucleo di idrogeno metallico (un ottimo conduttore di corrente), che genera correnti parassite:tale campo magnetico si estende sino ad una distanza di 70000 km dal centro e si confonde alla sommità con l'atmosfera (dati ricavati dalla sonda Galileo).

Altra caratteristica di Giove è quella di essere soggetto ad una piccola contrazione, circa un millimetro all'anno, sufficiente però a determinare un'emissione di energia da parte del pianeta che è superiore a quella ricevuta dal Sole.

 

I satelliti

 

I satelliti Gioviani sono 32. Ma i più importanti ,(scoperti da Galileo e perciò detti galileiani)sono Io, Europa, Ganimede e Callisto. I primi due presentano dimensioni simili a quelle lunari mentre gli altri due hanno dimensioni simili a quelle del pianeta Mercurio. Callisto, il più lontano, presenta una superficie ricca di crateri come quella della luna o quella di Mercurio che sembra essere composta da una crosta di ghiaccio 'sporco, misto a detriti rocciosi. I numerosi crateri lasciano intravedere al loro interno del ghiaccio 'pulito, e si rivelano all'osservatore come tante macchie luminose; il maggiore di essi ha un diametro pari a 600 km ed è circondato da una serie di sottili creste concentriche, di colore chiaro, che stanno a rappresentare la propagazione delle violenti onde d'urto conseguenti l'impatto.

 

Ganimende

 

Ganimede è il più grande tra i satelliti gioviani, ha una densità molto bassa ed è formato da una mistura di ghiaccio e rocce. La sua superficie è formata da zone più chiare, ricche di fratture, e da zone più scure che hanno un aspetto più levigato e in cui i crateri più antichi sono stati ricoperti . Infine vaste aree sono ricoperte da numerosi fasci striature, formati da rilievi e da incisioni strettamente affiancati che si intersecano e si intrecciano: potrebbero essere il segno di antichi movimenti della crosta successivi a un grande bombardamento meteoritico.

 

Europa

 

Europa possiede un nucleo roccioso coperto da un mantello di ghiaccio spesso 100 km. La sua superficie a differenza degli altri satelliti è chiara e levigata, priva di crateri ma ricca di solchi che si incrociano. E' possibile che l'attuale levigatezza della superficie sia stata causata dalla mobilità dei ghiacci (forse dovuta alla presenza di un nucleo attivo) i quali , come nei movimenti di flusso dei ghiacci terrestri, hanno cancellato ogni traccia dei crateri di impatto; i solchi potrebbero essere canali da cui risale l'acqua che poi gela in superficie.

 

Io

 

Io presenta una intensa attività vulcanica che non ha eguali in nessun altro corpo del Sistema solare, ed è stata ampiamente documentata dalla sonda spaziale Voyager 1; tale sonda ne ha individuati ben 10 in fase di eruzione, con pennacchi a forma di ombrello, che salivano sino a 300 km di altezza, con velocità di espulsione prossima ai 3600 km/h. Dai vulcani fuoriescono oltre alla lava anche zolfo e anidride solforosa e altri composti dello zolfo, che hanno riempito tutta la superficie di coloro smaglianti : giallo, arancione, rosso ,oro ,bianco e nero. La continua attività eruttiva ha cancellato ogni traccia degli antichi crateri di impatto e la stessa superficie attuale è in continua evoluzione.

L'energia vulcanica di Io proviene da Giove da cui dista 400000 km. Poiché la sua orbita è eccentrica , la forza attrattiva di Giove modifica la crosta del satellite con intensità periodicamente maggiore o minore, al variare della distanza: tale deformazione libera all'interno del satellite una grande quantità di calore.

 

La prima sonda spaziale capace di raggiungere Giove è stata ne 1973 la "Pioneer 10"; successivamente si è dovuto aspettare sino al 1979 perché altre due sonde quali il "Voyager 1" e il "Voyager 2" ci inviassero altre immagini del pianeta. La missione più recente è stata quella della sonda Galileo, tuttora in fase di svolgimento, la quale ha già fornito dati interessanti sulla composizione atmosferica del pianeta, che confermano le teorie sino ad ora esposte mettendo in luce in particolare come la composizione di Giove sia molto simile a quella del Sole e come contenga in sé i gas della nebulosa primordiale da cui sembra abbia avuto origine il sistema solare. Nel futuro prossimo (23 Gennaio1997) la sonda transiterà nei pressi di Ganimede per poi ritornare verso Giove e iniziare così lo studio della sua cintura di radiazioni.

 

 

 

SATURNO

 

 

Sesto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole, secondo per dimensione, caratterizzato da un esteso sistema di anelli che lo circonda in corrispondenza dell'equatore. È molto simile a Giove.

Osservato al telescopio, mostra, come Giove, un sistema di fasce che sono però meno marcate e turbolente.

Saturno ha una distanza dal sole che è circa doppia di quella di Giove e il suo periodo di rotazione attorno ad esso è di 29,5 anni; anch'esso è un pianeta gigante, sebbene la sua massa sia solo un terzo di quella di Giove e il suo diametro leggermente inferiore: infatti la densità di Saturno è eccezionalmente piccola: vale 0.7 volte quella dell'acqua, quasi la metà di quella di Giove. Se sommati i due pianeti rappresentano il 90% della massa dell'intero sistema solare, escluso il sole. Poiché il suo asse di rotazione è inclinato di 27 gradi sulla perpendicolare dell'orbita, le stagioni sono molto marcate.

Visto a occhio nudo, Saturno è all'epoca dell'opposizione una stella di magnitudine 0; il suo colore è giallo pallido. Saturno è formato da un involucro di gas che avvolge un nucleo di idrogeno liquido: ruota su se stesso ad alta velocità e ciò è causa di un marcato schiacciamento polare; anche su Saturno la velocità di rotazione è differenziata: più lenta ai poli e più rapida all'equatore; il suo periodo è di 10h 14m all'equatore, di 10h 21m alla latitudine -12 gradi e di 10h 39m alla latitudine +35gradi. La sua atmosfera è molto simile a quella di Giove con un alternanza di zone chiare e di fasce scure disposte in modo parallelo all'equatore. Sono presenti aree con perturbazioni a carattere rotatorio e vortici.

 

L'atmosfera è costituita prevalentemente di idrogeno ed elio e, in minima parte, di metano ed ammoniaca. La temperatura media superficiale (nubi) si aggira sui -170 °C.

Come per Giove, molte informazioni sulle caratteristiche fisiche di Saturno sono state ottenute dai dati raccolti dalle sonde Voyager e Pioneer che, fra l'altro, hanno permesso di ipotizzare, per quanto riguarda l'interno, un nucleo roccioso contenuto in un involucro di idrogeno liquido allo stato metallico che sarebbe l'origine del campo magnetico del pianeta.

E' stato inoltre accertato che pure Saturno genera energia interna per contrazione.

ha un piccolo nucleo roccioso, uno strato di idrogeno ad alta pressione (tanto che l'idrogeno assume stato metallico), e un'estesa atmosfera prevalentemente di idrogeno ed elio (quanto si vede del pianeta è proprio lo strato superiore dell'atmosfera, su cui si stagliano fasce di nubi). Saturno ha una sorgente interna di calore, come Giove, e un campo magnetico: la temperatura in superficie è di circa -180°C.

Il pianeta presenta un forte campo magnetico che si estende sino a oltre 1.200.000 km dal suo centro ed emette una quantità di calore superiore a quella ricevuta dal sole. Dunque sono numerose le caratteristiche che lo accomunano al sole, ma la differenza sostanziale sta nella struttura ad anelli che circonda Saturno, vista già da Galileo ma riconosciuta solo da Christian Huygens.

 

Gli anelli

 

Gli anelli di Saturno, osservati per la prima volta da Galileo, non sono altro che, come è stato documentato dalle immagini del Voyager, un sistema di corpuscoli di ghiaccio e di roccia ghiacciata, aventi dimensioni e massa variabili, in orbita intorno a Saturno come una miriade di minuscoli satelliti. Il sistema degli anelli si estende, quasi senza soluzione di continuità, nel piano dell'equatore del pianeta per circa 65.000 km; modesto invece il suo spessore, che è dell'ordine del chilometro. Quest'ultima proprietà degli anelli era già stata dedotta dal fatto che, quando la linea di visuale viene a trovarsi sul piano degli anelli, questi scompaiono dalla vista dell'osservatore terrestre.

L'origine degli anelli è ancora incerta e, per ora, si considerano possibili due ipotesi: una li attribuisce alla disintegrazione di un satellite che si è avvicinato troppo al pianeta, l'altra ritiene che gli anelli rappresentino materiale primordiale, che, per la vicinanza al pianeta, non si è potuto riunire in un unico corpo.

Generalmente si suole dividere il sistema in 3 anelli secondo il loro grado di luminosità: l'anello esterno A, più oscuro del pianeta, l'anello interno B, brillante quasi quanto la zona equatoriale e infine, all'interno di questo, un anello debolmente luminoso C, conosciuto anche come anello di velo.

 

I satelliti

 

Saturno è il pianeta che possiede il maggior numero di satelliti; quelli fini ad ora noti sono 23. I nove maggiori, a partire dal più interno, sono: Mima, Encelado, Teti, Dione, Rea, Titano, Iperione, Giapeto e Febe. Il più grande di essi è Titano ed è particolarmente interessante perché, fra i satelliti, è l'unico dotato di atmosfera.

Alcuni satelliti sono caratterizzati dalla presenza di ampi crateri dovuti al bombardamento meteoritico di circa 4 miliardi di anni fa. Un esempio può essere rappresentato dal satellite Mimas che presenta un cratere largo 100km (pari a 1/4 del diametro totale del satellite), segno di un violento impatto forse con qualche altra luna, che ha rischiato di frantumare il piccolo corpo, già ampiamente craterizzato.

 

Titano

 

È il più grande e luminoso fra i satelliti di Saturno, scoperto nel 1655 dall'olandese Ch. Huygens. Ha diametro di 5150 km (le sue dimensioni sono superiori a quella del pianete Mercurio) ed è avvolto da una densa atmosfera, formata soprattutto da azoto molecolare e metano (6% circa) con presenza di molecole organiche complesse quali il cianoacetilene e il propano; questa densa atmosfera, che esercita una pressione pari a 1,5 volte la pressione atmosferica terrestre a livello del mare, impedisce l'osservazione della superficie.

 

 La prima sonda artificiale transita nei pressi di Saturno nel Novembre del 1980: è la sonda "Voyager 1". Si scopre che gli anelli di Saturno sono numerosissimi e sottili; vengono scoperti 5 nuovi satelliti.

Successivamente è stata la sonda "voyager 2" a fornirci nuove immagini del pianeta e dei suoi satelliti (Agosto 1981).

 

 

 

URANO

 

 

Settimo pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole.

Urano è uno dei grandi pianeti gassosi: dovrebbe avere un piccolo nucleo roccioso circondato da uno strato ghiacciato formato da acqua, metano e ammoniaca. all'asse di rotazione.

Non era noto agli antichi a causa della sua piccola magnitudine (5,7), quasi al limite della visibilità per l'occhio umano. La sua scoperta avvenne nel 1781, quando già era in uso il telescopio, da parte di W. Herschel, il quale, nel corso delle sue abituali osservazioni del cielo, notò un oggetto insolito che ben presto riconobbe essere un pianeta dal moto lento fra le stelle.

Osservato al telescopio, Urano appare come un minuscolo disco verdastro, del diametro apparente di soli 4", troppo piccolo perché si possano individuare dettagli significativi della superficie.

Urano ruota intorno al Sole in senso retrogrado e il suo asse è inclinato di 82° rispetto alla perpendicolare del piano dell'orbita.

La sua atmosfera è composta prevalentemente da idrogeno ed elio. La "superficie", cioè lo strato superiore della sua atmosfera, di colore verde-azzurro, non mostra particolarità. L'asse di rotazione di Urano è inclinato di 98° rispetto al piano dell'orbita, cioè è quasi adagiato su quel piano, una situazione anomala nel sistema solare. L'asse del suo campo magnetico (di intensità pari a circa un terzo di quello terrestre) è inclinato di 60° rispetto

La sonda Voyager 2, che il 24 gennaio 1986 è arrivata a soli 73.000 km da Urano, ha permesso di aggiornare le nostre conoscenze sul pianeta. Si è accertato che: il periodo di rotazione del pianeta intorno al proprio asse è compreso fra le 15 e le 17 ore; il suo periodo di rivoluzione dura circa 84 anni ed in questo periodo il pianeta sta rivolgendo al sole il suo polo nord; la temperatura, ai livelli delle nubi esterne, è di -210 °C; il campo magnetico ha una intensità di 0,25 gauss.

Urano presenta un sistema di 10 anelli; di questi, 5 furono scoperti nel 1977 mediante lo studio dell'occultazione, da parte del pianeta, di una stella che, al passaggio di ogni anello, veniva temporaneamente oscurata; altri 4 furono scoperti nel 1978 con lo stesso metodo; il decimo fu rivelato nel 1986 dalla sonda Voyager 2.

Miranda, Ariel, Umbriel, Titania, Oberon sono nell'ordine crescente di distanza dal pianeta, i satelliti di Urano noti prima dei dati trasmessi dalla sonda Voyager 2.

Ruotano in senso retrogrado nel piano equatoriale del pianeta; il più piccolo di essi è Miranda con un diametro di circa 500 km, mentre il maggiore è Oberon che ha un diametro di circa 1600 km. Il numero dei satelliti attualmente conosciuti di Urano è 15, ma è probabile che tale numero aumenti.

Il pianeta è avvolto da un'atmosfera di idrogeno, elio e metano ( a quest'ultimo gas è dovuta la colorazione azzurra); la quantità di metano equivale ad uno strato di 2200m sotto una pressione normale. L' ammoniaca a causa della bassissima temperatura (che varia dai -208 gradi centigradi del polo che punta verso il sole ai -215 gradi centigradi dell'equatore) è in proporzione minore allo stato gassoso, ed è invece in gran parte condensata in cristalli.

Negli strati più alti dell'atmosfera al di sopra delle zone circumpolari si sono formate estese formazioni di brine (forse dovute a reazioni fotochimiche negli idrocarburi), mentre nelle zone verso l'equatore si sono osservati sistemi di nubi in veloce movimento attorno al pianeta ,trascinate da forti venti.

La struttura interna del pianeta è costituita da un nucleo centrale roccioso, avvolto da un oceano (profondo 10.500 km) formato dagli stessi costituenti dell'atmosfera, ma allo stato liquido, e dall'atmosfera vera e propria che ha un spessore di 7600 km.

I satelliti e gli anelli

 

Urano ha 15 satelliti. I 5 satelliti maggiori (i più lontani, scoperti tra il 1787 e il 1948) sono stati osservati in dettaglio dalla Voyager 2: sono probabilmente formati da ghiaccio e rocce mischiate fra loro. Fra essi Miranda, il più piccolo, mostra una superficie molto caratterizzata, con terreni di forma differente che testimoniano un'intensa attività geologica: antiche pianure con numerosi crateri, zone chiare con scarpate, grandi zone trapezoidali (ovoidi). Urano è circondato, in corrispondenza del piano equatoriale, da un sistema di 10 sottili anelli: il più esteso ha una larghezza di soli 58 km.

 

 

 

NETTUNO

 

 

E' stato osservato per la prima volta nel 1846, quando la sua esistenza era stata già dedotta teoricamente dalle irregolarità del moto di Urano, le cui posizioni effettive non coincidevano con quelle calcolate mediante le leggi della meccanica celeste.

Quindi Nettuno è stato il primo pianeta ad essere scoperto per mezzo del calcolo matematico, anche se già Galileo lo aveva osservato, scambiandolo per una stella. Nel 1846, dall'Osservatorio di Berlino, Johann Galle e Louis d'Arrest rilevarono la sua presenza molto vicina alla posizione prevista dai calcoli di Le Verrier e di Adams.

 

Due terzi del pianeta sono composti di roccia, acqua, ammoniaca e metano, mentre il rimanente terzo è costituito da una miscela di gas di idrogeno, elio, acqua e metano. È quest'ultimo a fornirgli la tipica colorazione blu.

La temperatura media alla sommità dell'atmosfera è di -215 °C, superiore di circa 10 °C a quella prevista, per cui è stata fatta l'ipotesi di una sorgente di calore interna.

L'elevata dinamica del pianeta fa sì che nella sua atmosfera siano stati misurati i venti con le maggiori velocità di tutto il Sistema solare: circa duemila chilometri all'ora.

Anche Nettuno è circondato da un gruppo di anelli molto tenui, costituiti da particelle di polvere, probabilmente residuo di meteoriti distrutti dall'urto con i suoi satelliti.

 

Si conoscono otto satelliti di Nettuno, ben sei dei quali scoperti nel 1989 dal Voyager 2. Il satellite maggiore, Tritone, era già stato scoperto nel 1846 dall'astrofilo inglese Lassel. Tritone è il più interno e si muove in senso retrogrado; col suo diametro di 3800 km è uno dei più grandi satelliti del sistema solare. Nereide, scoperto da Kuiper nel 1949, ha dimensioni molto minori e descrive un'orbita di elevata eccentricità.

 

 

 

PLUTONE

 

 

Dopo la scoperta di Urano nel Marzo 1781 e di Nettuno nel Settembre 1846 si pose la questione dell'esistenza di un ulteriore pianeta posto a maggiore distanza dal Sole e responsabile delle loro perturbazioni. Fu scoperto da Cl. W. Tombaugh a Flagstaff nell'Arizona il 23 gennaio del 1930 a soli 5° dalla posizione calcolata dagli astronomi americani L. Lowell ed E. C. Pickering. 

Nono e ultimo pianeta del sistema solare. Scoperto nel 1930 da C. W. Tombaugh, è piccolo e talmente lontano dal Sole da essere di difficile osservazione per la scarsa luminosità. Ha l'orbita più inclinata rispetto all'eclittica e più eccentrica fra i pianeti del sistema solare, tanto che a volte si trova all'interno dell'orbita di Nettuno (come accadde nel periodo 1979-99). Attorno a Plutone ruota un satellite di grandi dimensioni, Caronte, di raggio pari a circa la metà del pianeta: il sistema Plutone-Caronte può essere considerato un pianeta doppio.

Ulteriori informazioni su Plutone sono state ottenute recentemente, in seguito alla scoperta (22 giugno 1978), da parte di J. Coristi, di un satellite, Caronte, che ha permesso una determinazione più attendibile dei parametri fisici del pianeta.

Oggi si sa che Plutone ha un diametro che supera i 2300 km, una massa che è 1/400 di quella terrestre e, quindi, bassa densità media (0,7 g/cm3).

Caronte ha un diametro di 1000 km circa; il suo periodo di rivoluzione è uguale a quello di rotazione di Plutone, per cui nel cielo di Plutone, Caronte resta sempre fermo nella stessa posizione. La distanza di Caronte dal pianeta è di appena 17.000 km e questo spiega perché nelle fotografie Caronte appaia solo come una deformazione del bordo dell'immagine di Plutone.

Entrambi i corpi celesti sono formati da roccia e ghiaccio e la loro massa complessiva è solo 0,0025 volte quella della Terra. Il suolo è probabilmente coperto da metano ghiacciato (la temperatura media è di circa -230°C). Nel periodo in cui il pianeta è più vicino al Sole, quindi più riscaldato, sviluppa una debole atmosfera di metano (ma potrebbero anche essere presenti altre sostanze, tra cui monossido di carbonio, argo, azoto). Il periodo di rotazione di Caronte attorno a Plutone è uguale al periodo di rotazione di Plutone su se stesso.

Il periodo di rivoluzione intorno al sole è di 247 anni e 110 giorni, e la distanza media dal Sole 6084 milioni di Km, ma a causa del eccentricità (e=0,25) dell'orbita, notevole rispetto a quella di tutti gli altri pianeti e maggiore anche di quella di Mercurio, Plutone al perielio è più vicino al Sole di Nettuno. Questa circostanza ha fatto pensare a una possibile collisione tra i due astri, una eventualità però che, data la notevole inclinazione (i= 17°), anche questa la maggiore del sistema planetario, e la posizione della linea dei nodi dell'orbita di Plutone rispetto all'eclittica, è estremamente remota. Plutone ha raggiunto la sua distanza minima da Nettuno nel 1989 ed è restato all'interno della sua orbita fino al 14 marzo del 1999.

Varie sono le ipotesi, tenuto conto delle anomalie orbitali, che si fanno sulla sua origine. Alcuni hanno suggerito l'ipotesi che Plutone sia stato originariamente un satellite del pianeta Urano, altri che si tratti di un pianeta appartenente a una seconda fascia di asteroidi situata oltre l'orbita di Nettuno.

 

Tappe principali della storia di Plutone.

 

1877

D.P. Todd (Washington) dagli scarti sull'orbita di Urano predice la posizione di un nuovo pianeta. La ricerca intrapresa però non ha successo.

1900

Hans-Emil di Copenhagen prevede 2 pianeti. Non trovati.

1908

W.H. Pickering di Harward prevede un nuovo pianeta a 52 UA dal Sole.

1915

Percival Lowell di Boston pubblica una memoria con 2 possibili orbite per il nuovo pianeta.

1930

Clyde Tombaugh scopre Plutone dall'osservatorio "Lowell" a Flagstaff in Arizona. Il pianeta 7egrave a soli 6 gradi dalla posizione prevista da Lowell. Si pensa di avere finalmente trovato il corpo perturbatore delle orbite di Urano e Nettuno.

1960

Ci si rende conto che Plutone ha una massa troppo piccola per perturbare le orbite di Urano e Nettuno in modo significativo. Riparte la caccia al pianeta perturbatore che viene chiamato X, che sta ad indicare sia un'incognita che il numero 10.

1971

Il californiano J.L. Brady usando i ritorni al perielio della cometa di Halley predice l'esistenza di un enorme pianeta (100 masse terrestri) su un'orbita inclinata di 60 gradi sull'eclittica posto a 60 UA dal Sole e con periodo di 500 anni. La ricerca viene invalidata perchè nei calcoli non si è tenuto conto dell' "effetto razzo" sul nucleo della cometa.

1973

D.Rawlins pubblica uno studio delle possibili orbite del pianeta perturbatore.

1977

Scoperta dell'asteroide Chirone (200 Km di diametro) con orbita compresa fra quelle di Saturno ed Urano.

1978

Si scopre il satellite di Plutone, Caronte. Grazie ad esso si conferma che la massa di plutone è troppo piccola per essere la causa delle perturbazioni e viene fissata in 0.002 masse terrestri.

1980

R.L. Duncombe e P.K. Sudelmann dell'osservatorio di Washington confermano le perturbazioni alle orbite di Urano e Nettuno.

1987

Nuove analisi sulle orbite dei pianeti esterni condotte all'US Naval Observatory confermano le perturbazioni per il secolo scorso (1800) e fino all'inizio del nostro. Poi più niente. Si ipotizza quindi un pianeta su un'orbita eccentrica e alta inclinazione sull'eclittica con periodo compreso fra 700 e 1000 anni. Robert Harrington, ricercatore presso l'osservatorio, non riesce però ad individuarlo nonostante si dedichi da anni al calcolo della posizione del nuovo pianeta.

1989

L'affinamento dei parametri orbitali di Nettuno, grazie al Voyager II, mostra che l'orbita è quasi indenne da anomalie.

1990

Gli studi sulle sorgenti infrarosse del satellite IRAS (volato nel 1983) sono conclusi e non si è scoperto nessun nuovo pianeta. In compenso sono state trovati migliaia di asteroidi.

1992

Robert Harrington prosegue le sue ricerche senza risultati.

1994

Scoperti i primi 13 oggetti della "fascia di Kuiper" con diametri dell'ordine di 100 Km. i raggi delle orbite si trovano concentrati in due gruppi: 32-36 e 42-46 UA. La causa è probabilmente la presenza di Nettuno nelle vicinanze, che ne ha anche impedito il processo di accrezione in un unico pianeta. Un fenomeno analogo si è verificato con Giove e la fascia degli asteroidi. Se poi si pensa che mano a mano che ci si muove alla periferia del Sistema Solare la materia a disposizione per formare un pianeta diminuisce sensibilmente, ecco che l'hp. del pianeta X perde sempre più la propria credibilità.